Il primo fabbro di Pindanganga

Lucas Daniel ha 22 anni e non ha mai lasciato Pindanganga, un piccolo villaggio nel distretto di Gondola. È lì che è cresciuto, tra terra rossa, alberi di mango, canna da zucchero, campi di mais e sorgo. Ha studiato fino alla decima classe e, dopo di allora, ha iniziato ad aiutare i genitori nella loro piccola azienda agricola.

Per molto tempo, il suo futuro sembrava già segnato: lavorare la terra, proprio come il padre. Tuttavia, nel 2024 è arrivata un’opportunità che avrebbe cambiato il corso della sua vita. Lucas è stato selezionato, insieme ad altri venti giovani del distretto, per frequentare un corso di formazione all’IFPELAC di Chimoio, promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in collaborazione con le autorità distrettuali, nel quadro dello sviluppo economico locale.

Sono state solo due settimane, ma intense — sufficienti per aprirgli nuovi orizzonti e risvegliare nuove prospettive sul suo futuro.

Nel suo villaggio non c’era alcun fabbro. Qualsiasi problema con parti metalliche obbligava le persone a percorrere decine di chilometri. Lucas ha visto in questa mancanza un’opportunità. Senza esitazione, ha scelto il corso di fabbro.

Dopo la formazione, è tornato a Pindanganga con un’idea chiara: iniziare subito. Nell’agosto 2025, con il kit ricevuto e molta determinazione, ha aperto una piccola officina improvvisata all’ingresso del negozio di una donna che vende un po’ di tutto, alla fine della strada principale del villaggio. Per ora non paga l’affitto. Ha comprato un piccolo generatore da 220 watt, pagato a rate, e ha avviato la sua attività.

Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle sette del mattino fino al tramonto, Lucas è lì. Saldatura, riparazioni, lavori di fabbro. Fa ciò che prima nessuno nel villaggio poteva fare.

Il giorno in cui lo abbiamo incontrato stava lavorando su una moto. Una moneta da 10 meticais aveva causato un foro in un pezzo metallico. Lucas ha recuperato piccoli pezzi di lamiera, li ha adattati con cura e, con la sua saldatrice, ha ridato vita al pezzo danneggiato. Il cliente ha pagato 230 meticais — un servizio che, senza di lui, avrebbe richiesto un lungo viaggio. Lucas guadagna un profitto di circa 2.000 meticais a settimana. Non ha ancora un conto bancario e di solito deposita il denaro tramite E-mola.

Nei fine settimana, Lucas si dedica alla chiesa, alla sua formazione e ad aiutare il padre nei campi. Ma la sua mente è ancora piena di progetti.

Il suo sogno è chiaro: acquistare un generatore più potente e una saldatrice più robusta — quella che usa attualmente è debole, si surriscalda facilmente e lo costringe a interrompere spesso il lavoro. Più di questo, vuole costruire una vera officina, uno spazio proprio dove poter lavorare e, chissà, formare altri giovani.

Ha già scelto anche il nome: “Officina Majdimba”, in onore del padre.

Il progetto è ambizioso ma concreto: tra terreno, materiali da costruzione e un nuovo generatore, stima un costo totale di circa 50.000 meticais.

Il padre, Majdimba — il cui vero nome è Daniel Maparadji — segue tutto con orgoglio. Ex combattente della Renamo, originario del distretto di Buzi, nella provincia di Sofala, ha vissuto i difficili anni della guerra civile. Smobilitato nel 1992 e nuovamente nel 2021, dopo l’Accordo di Maputo del 2019, vede oggi nel percorso del figlio un segno di speranza e rinascita. Dove lui ha conosciuto la guerra, Lucas sta costruendo il futuro — pezzo dopo pezzo.

 

Il sorriso di Adinha

Nel villaggio di Muda Serração, dove il rumore delle macchine non risuona più da molti anni e il tempo sembra scorrere al ritmo della terra, vive Adinha Pita, una giovane di 26 anni con un sorriso che insiste a brillare anche quando la vita si fa pesante.

Muda Serração ha preso il nome da un’antica segheria, la più vecchia della provincia di Manica, oggi silenziosa. Qui le donne lavorano la terra, si prendono cura dei figli e della casa, mentre gli uomini, per la maggior parte, partono per le miniere del Sudafrica.

Anche Adinha un tempo aveva costruito i sogni in coppia. Ma la vita, a volte, sceglie cammini difficili. Gravi problemi nel matrimonio l’hanno costretta a tornare a casa dei genitori, portando con sé ciò che conta di più: sua figlia Betty, di 6 anni, e il piccolo António, di soli 4 mesi.

Il padre dei bambini è rimasto indietro — e con lui la responsabilità che non si è mai tradotta in un reale sostegno. Ma Adinha non ne parla con amarezza. Parla del futuro.

Mentre António sorride nella capulana che lo avvolge sulla schiena della madre, lei immagina il giorno in cui potrà ricominciare. Aspetta solo che il bambino cresca un po’, che arrivi ai sei mesi, per poter andare a cercare lavoro — o ancora meglio, creare il proprio percorso.

Adinha ha fatto un passo decisivo quando ha frequentato un corso di cucina all’IFPELAC, a Chimoio, promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in cooperazione con le autorità distrettuali, nel quadro dello sviluppo economico locale. È stata selezionata tra diversi candidati e, fin dall’inizio, si è distinta per dedizione e voglia di imparare. Durante la formazione ha perfezionato tecniche, acquisito fiducia e ha iniziato a immaginare nuove possibilità per il suo futuro.

Alla fine del corso, ha ricevuto più di un certificato: ha ricevuto utensili per sognare. Un bollitore elettrico, una planetaria, un tavolo, una sedia e un forno elettrico per dolci — piccoli beni che, nelle mani giuste, si trasformano in ponti concreti verso un futuro diverso.

“Qui non è facile vendere dolci — dice. — Le persone non sono molto abituate alle feste. È una zona rurale.”

I prezzi delle torte variano tra 650 e 1000 meticais a seconda della grandezza.

Eppure, ci sono giorni speciali. Il 1° giugno, per esempio, quando si celebra la Giornata del bambino mozambicano. In quei momenti qualcuno si ricorda di Adinha. E lei risponde con dedizione, trasformando farina, uova e zucchero: torte decorate che portano gioia alla festa.

E Adinha sogna molto di più delle torte.

Immagina un piccolo spazio ai bordi della strada — Muda Serração si trova tra Muxúnguè e Inchope — un luogo dove i viaggiatori possano fermarsi e trovare cibo caldo: riso, sughi, chamussas. Un piccolo banco dove possa vendere cibo pronto e guadagnare abbastanza per sé e per i suoi figli.

“Qui non ci sono banchetti così — dice. — Sarebbe una buona opportunità.”

E lei ci crede. Ci crede con una certezza calma, di quelle che non fanno rumore ma resistono.

Non è sola. Il signor André Bartolomeu, punto focale del DELPAZ nel distretto di Gondola, segue il suo percorso con attenzione.

“È una brava ragazza — dice. — Lo ha dimostrato durante il corso. E ha lottato molto.”

Lui crede che Adinha riuscirà a trovare il suo spazio. E anche lei ci crede.

Per ora Adinha trova forza nelle piccole cose: nel sorriso di Betty, nel respiro tranquillo di António e nei messaggi scambiati con le colleghe del corso in un gruppo WhatsApp dove condividono idee, sfide e coraggio.

Perché, in fondo, Adinha sa: la sua storia non è fatta solo di difficoltà. E mentre il mondo intorno a lei sembra fermo, come la vecchia segheria che ha dato il nome al villaggio, dentro di lei tutto continua a muoversi. Il futuro non è ancora arrivato — ma è già iniziato.

 

Investire nelle donne: accelerare il progresso

Nel giorno in cui si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della donna, vogliamo ricordare il messaggio lanciato da Amélia Andalusa, di Dunda, distretto di Macossa, in provincia di Manica, durante il primo accampamento femminile organizzato a novembre dal Programma DELPAZ: “Il conflitto è un trauma per le donne, in ogni parte della nostra vita. Ma ora vogliamo continuare a vivere in pace e vogliamo essere emancipate, fare agricoltura, piccole imprese, allevare animali, sappiamo anche che esiste l’emancipazione economica digitale, dove possiamo usare i nostri telefoni per commerciare”

Quest’anno, infatti, la Giornata Internazionale della Donna pone al centro dell’attenzione il tema cruciale di “Investire nelle donne: accelerare il progresso”[1]. Un’occasione per riflettere sull’importanza di garantire i diritti delle donne e delle ragazze in tutte le sfere della vita, riconoscendo che ciò non solo alimenta economie prospere e giuste, ma contribuisce anche a preservare un pianeta sano per le generazioni future.

Il rapporto di UNWomen evidenzia che per raggiungere la parità di genere negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono necessari 360 miliardi di dollari all’anno[2]. Tuttavia, l’accento non deve limitarsi all’incremento dei finanziamenti, ma anche alla riforma delle istituzioni a tutti i livelli, affinché la promozione dell’empowerment femminile diventi una priorità politica e un investimento pubblico essenziale.

Per “accelerare il progresso”, UNWomen sottolinea la necessità di garantire l’accesso delle donne a risorse finanziarie, terra, informazioni e tecnologie[3]. Promuovere occupazioni dignitose e sostenibili, riconoscere il valore del lavoro di cura femminile, combattere la violenza di genere e favorire la partecipazione femminile in tutti i processi decisionali sono azioni chiave.

Il programma DELPAZ, un programma del governo mozambicano finanziato dall’Unione europea, gestito in collaborazione con il Fondo per lo sviluppo del capitale delle Nazioni Unite (UNCDF), e l’agenzia di cooperazione austriaca (ADA),  e implementato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) nelle Province di Manica e Tete, e ADA nella provincia di Sofala, si impegna a tradurre questi principi in azioni concrete. Lavorando a stretto contatto con le istituzioni locali, DELPAZ promuove investimenti in infrastrutture pubbliche per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle risorse e migliorare l’autonomia femminile.

DELPAZ adotta un approccio inclusivo, lavorando sulla sensibilizzazione delle comunità riguardo alla costruzione della pace, inclusione sociale e lotta alla violenza di genere, creando opportunità di autoimpiego attraverso corsi di formazione professionale e il supporto all’avvio di microimprese, con particolare attenzione all’empowerment economico delle donne. E lo fa partendo dalle voci, dai punti di vista, dalla creazione di spazi per le donne – elementi fondamentali dell’agency delle donne. 

Un esempio tangibile dell’impegno di DELPAZ è l’Accampamento Solidale nel Distretto di Báruè, Provincia di Manica, organizzato nel mese di novembre 2023. Questa pratica collettiva promuove la solidarietà, inclusione e diversità, rafforzando il ruolo delle donne come attori locali e costruendo la loro leadership. Attraverso questi accampamenti, le donne partecipano attivamente ai processi decisionali, identificano vulnerabilità e bisogni, costruendo alternative concrete supportate dal programma. Così, vogliamo celebrare questo 8 marzo 2024 condividendo la Dichiarazione elaborata dalle donne e dagli uomini che hanno partecipato all’Accampamento solidale.

Quel giorno, Amélia Andalusa è stata molto chiara: “Abbiamo già il nostro gruppo di risparmio e dobbiamo sensibilizzare altre donne. Ecco perché vogliamo altri campi come questo! Dovrebbero essere organizzati in tutti i distretti, replicati e tenuti nelle comunità, perché è così che si rafforzano le donne e anche gli uomini.”

L’AICS intensifica il suo impegno attraverso iniziative focalizzate sull’accesso delle donne alle risorse finanziarie, terra e Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC). Progetti come “Coding Girls” mirano a potenziare le competenze delle donne, aprendo nuove opportunità di accesso a lavori dignitosi nell’ambito delle TIC. Inoltre, iniziative come “As Mulheres do SUSTENTA” contribuiscono concretamente alla promozione della parità di partecipazione e leadership femminile nelle zone rurali.

L’impegno di AICS, così come nel Programma DELPAZ, riflette un approccio olistico e mirato per affrontare le disparità di genere, fornendo soluzioni concrete e sostenibili per garantire il benessere e l’empowerment delle donne nel 2024 e oltre.

[1]   https://www.unwomen.org/en/news-stories/announcement/2023/12/international-womens-day-2024-invest-in-women-accelerate-progress

[2] https://www.unwomen.org/en/digital-library/publications/2023/09/progress-on-the-sustainable-development-goals-the-gender-snapshot-2023

[3] https://www.unwomen.org/en/news-stories/explainer/2024/02/five-things-to-accelerate-womens-economic-empowerment