Cooperazione Italiana e Ministero della Salute del Mozambico in prima linea nella prevenzione del cancro del collo dell’utero: Amadbay Gulamo Assane vince il concorso “Capulana è Vita” con forte impatto sociale

Amadbay Gulamo Assane, originario del Distretto di Búzi, nella Provincia di Sofala, è il grande vincitore del concorso “Capulana è Vita”, un’iniziativa che unisce arte e salute pubblica e che mette chiaramente in evidenza il ruolo centrale della Cooperazione Italiana e del Ministero della Salute del Mozambico nella promozione della prevenzione del cancro del collo dell’utero.

L’opera vincitrice, intitolata “Africa Piange”, è stata scelta da una giuria istituzionale e dal pubblico, distinguendosi per il suo forte valore simbolico e sociale. La capulana raffigura il dolore silenzioso associato al cancro del collo dell’utero, trasmettendo al contempo un messaggio di forza, speranza e unione tra le donne.

Dominata dal colore viola — simbolo della lotta contro questa malattia —, l’opera presenta tre cerchi e la figura di una donna che tiene la parola “Vita”, in riferimento al motto del concorso. In una fascia centrale ben visibile si legge il messaggio: “La prevenzione è il miglior modo per combattere il cancro del collo dell’utero”.

Come premio, il vincitore ha partecipato a un workshop a Maputo, tenutosi nell’atelier della stilista Amirah Adam, dove ha sviluppato la versione finale della capulana. Ha inoltre ricevuto un premio in denaro di 10.000 meticais.

La cerimonia di premiazione si è svolta presso la Casa dell’Artista di Beira il 29 aprile, dove il responsabile clinico della Provincia di Sofala, il dott. Edgar Meque, ha ribadito l’impegno del Ministero della Salute del Mozambico nella lotta contro il cancro del collo dell’utero. Tra le principali strategie evidenziate figurano l’espansione dell’accesso ai servizi di screening, il rafforzamento della vaccinazione contro l’HPV e l’intensificazione delle attività di educazione e sensibilizzazione nelle comunità.

Da parte sua, Maria Cristina Pescante,  vice direttrice e reggente ad interim dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – Sede Maputo, ha sottolineato il ruolo determinante della Cooperazione Italiana nel sostenere interventi concreti e continuativi in Mozambico. Secondo quanto dichiarato, tali iniziative promuovono la vaccinazione come strumento essenziale di protezione, incentivano lo screening regolare per la diagnosi precoce e garantiscono supporto al trattamento quando necessario, contribuendo a una risposta integrata ed efficace in stretta collaborazione con il Ministero della Salute del Mozambico.

In un momento particolarmente emozionante, l’artista e attivista culturale Sónia Sultuane ha evidenziato il potere simbolico della capulana:
“Come ambasciatrice di questa causa, guardo alla capulana — che annodiamo sul petto, sui fianchi e nel calore delle braccia — e vedo in essa la speranza. Il cancro del collo dell’utero mette a tacere le nostre donne, non per mancanza di forza, ma per mancanza di voce. Molte muoiono perché il messaggio arriva troppo tardi. Vogliamo ricamare sul tessuto e nell’anima: ‘Tu conti, previeniti’”.

Lanciato a Beira il 23 marzo dall’Ambasciatore d’Italia, Gabriele Annis, il concorso “Capulana è Vita” ha ricevuto oltre 50 candidature, di cui 30 considerate idonee. La selezione del vincitore è stata il risultato della combinazione tra il voto del pubblico sui social media e la valutazione di una giuria istituzionale.

Promossa dalla Cooperazione Italiana, in collaborazione diretta con il Ministero della Salute del Mozambico e le autorità sanitarie provinciali, l’iniziativa ha avuto l’obiettivo di coinvolgere i giovani nella creazione di messaggi di sensibilizzazione sulla prevenzione del cancro del collo dell’utero. Inserita nel progetto “Prevenzione e Controllo delle Malattie Non Trasmissibili”, la campagna ha utilizzato la capulana — simbolo emblematico dell’identità culturale mozambicana — come mezzo di comunicazione per la salute pubblica.

La campagna rafforza due principali misure di prevenzione, promosse congiuntamente dalla Cooperazione Italiana e dal Ministero della Salute del Mozambico: la vaccinazione delle ragazze contro l’HPV, principale fattore di rischio della malattia, e lo screening regolare delle donne a partire dai 25 anni, fondamentale per la diagnosi precoce e il trattamento delle lesioni precancerose.

Oltre alla dimensione sanitaria, il concorso ha reso omaggio anche a figure del giornalismo mozambicano, come Maria de Lurdes Torcato, Ofélia Tembe e Suzete Honwana, che hanno contribuito a valorizzare la capulana. Nel suo libro Capulanas & Lenços, Torcato sottolinea che, pur avendo origini esterne, la capulana è diventata profondamente mozambicana, fungendo da mezzo di espressione culturale che “parla” attraverso i suoi motivi, riflettendo eventi sociali, politici e culturali.

Con questa iniziativa, si auspica che la capulana vincitrice amplifichi il suo messaggio, unendo cultura e salute pubblica. Il concorso “Capulana è Vita” riafferma così il ruolo strategico della Cooperazione Italiana e del Ministero della Salute del Mozambico nella promozione del benessere delle comunità, consolidando una solida cooperazione tra Mozambico e Italia nella lotta contro il cancro del collo dell’utero.

 

L’Italia aiuta il PAM ad aumentare la resilienza dei contadini in Mozambico

Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) accoglie con favore un contributo di 2 milioni di euro da parte del Governo italiano che aiuterà a combattere le vulnerabilità indotte dal cambiamento climatico e a rafforzare la sicurezza alimentare e nutrizionale di 10.000 persone, tra cui piccoli contadini, giovani e donne di organizzazioni contadine selezionate nella provincia di Tete, nel Mozambico centrale.

Il contributo, assegnato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), giunge in un momento critico in cui la crisi climatica si sta intensificando, con eventi meteorologici estremi come cicloni, inondazioni e siccità che si verificano con maggiore frequenza e intensità.

“È un progetto molto speciale perché l’agricoltura è un settore in cui crediamo fermamente ed è uno dei pilastri della cooperazione italiana in Mozambico”, ha detto l’Ambasciatore d’Italia, Gianni Bardini, durante la cerimonia della firma oggi a Maputo.

“Superare le avversità del cambiamento climatico significa migliorare le condizioni di vita delle comunità vulnerabili che dipendono dall’agricoltura. Pertanto, è essenziale consolidare le pratiche agricole intelligenti dal punto di vista climatico e migliorare la gestione del post-raccolto”, afferma Antonella D’Aprile, direttore e rappresentante del PAM in Mozambico. “Grazie a questo generoso contributo dell’AICS, non solo i piccoli contadini che affrontano la furia dei cambiamenti climatici estremi saranno sostenuti nell’adattamento ai cambiamenti climatici, ma miglioreranno anche le loro diete attraverso un maggiore accesso a cibo nutriente, essenziale per la crescita sana di un bambino”.

L’agricoltura rappresenta l’80% del PIL del Mozambico, la maggior parte del quale proviene dalla produzione dei piccoli contadini. I disastri indotti dal clima colpiscono quindi i più vulnerabili e, con l’aumento della variabilità delle precipitazioni e delle temperature medie, la copertura vegetale sta diminuendo.

“Questo progetto è in linea con gli sforzi della cooperazione italiana per migliorare l’agricoltura del Mozambico di fronte ai cambiamenti climatici, in particolare a El Niño. L’attenzione al Corridoio di Beira è fondamentale per il Mozambico e per i Paesi limitrofi come Malawi e Zimbabwe”, ha dichiarato Paolo Enrico Sertoli, Direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Ufficio Regionale di Maputo. “Si basa anche sulle iniziative della Cooperazione italiana nella provincia di Tete, come il programma DELPAZ, che contribuisce alla pace e allo sviluppo socio-economico migliorando le capacità degli contadini locali”.

La firma dell’iniziativa testimonia il lavoro di coordinamento e di importanti sinergie che, partendo dalla conoscenza del territorio e delle condizioni socio-economiche di alcuni distretti della Provincia di Tete, alla ricerca di soluzioni tecniche adeguate e di un’assistenza tecnica esperta, ha trovato nella Provincia e nel PAM i partner ideali con cui abbracciare l’ennesima sfida, per contribuire a migliorare le condizioni di vita di oltre 2.000 famiglie di produttori nei Distretti di Moatize e Dôa.

“Negli ultimi tre anni, grazie al programma DELPAZ – Sviluppo Locale per il Consolidamento della Pace, finanziato dall’Unione Europea, la Cooperazione Italiana e l’AICS hanno lavorato in stretto coordinamento con la Provincia di Tete per rilanciare l’economia delle aree più colpite dal conflitto e contribuire alla reintegrazione sociale ed economica dei beneficiari del processo di DDR”, ha affermato il Direttore di AICS Maputo.

L’Italia è un partner strategico del PAM in Mozambico. Dal 2020, l’Italia finanzia le attività di emergenza a Cabo Delgado e le operazioni del Servizio aereo umanitario delle Nazioni Unite (UNHAS), gestito dal PAM, a sostegno di tutte le organizzazioni umanitarie. Il contributo più recente è il primo per attività di sviluppo e di costruzione della resilienza volte a rafforzare le capacità dei contadini e la sicurezza alimentare.

 

Tra fili e sfide: Eneida continua a sognare

Eneida Domingos, 21 anni, ha sempre creduto che il suo futuro potesse essere diverso. Determinata, curiosa e laboriosa, è stata selezionata per frequentare il corso di Elettricità Installatrice presso l’IFPELAC, nell’ambito della formazione promossa dal DELPAZ, in coordinamento con le autorità distrettuali locali responsabili della mobilitazione e selezione dei partecipanti — una scelta che avrebbe finito per trasformare la sua vita.

Figlia di un ex guerrigliero della Renamo, Eneida è cresciuta in un contesto segnato dagli effetti del conflitto armato nel suo distretto, che ha rallentato non solo lo sviluppo locale, ma anche l’accesso a tecnologie moderne, inclusi sistemi di illuminazione più efficienti e armoniosi, come quelli osservati in città più sviluppate del Paese e del mondo.

Fin dall’inizio della formazione si è distinta per la sua dedizione. Mentre molti compagni approfittavano delle pause per riposare, Eneida restava in aula, concentrata su fili, circuiti e collegamenti che tanto la affascinavano. “Mi piaceva davvero”, ricorda. “L’elettricità mi affascinava e sentivo che poteva essere una grande opportunità per me.”

In una precedente intervista, mentre frequentava il corso, aveva affermato che quella era l’opportunità che aveva trovato per formarsi, permettendole di acquisire conoscenze per realizzare il suo sogno: vedere il suo villaggio utilizzare tecnologie moderne per l’illuminazione di case e strade, con soluzioni come l’uso di fotocellule — che permettono di attivare l’illuminazione automaticamente — o lampadine intelligenti controllate da applicazioni, ancora poco diffuse nella sua regione, sebbene già comuni in altri luoghi.

“La formazione mi ha aiutata ad avere nuove idee per apportare cambiamenti nel mio distretto, portando soluzioni che molte persone già usano in città più sviluppate”, affermava con entusiasmo.

Dopo aver concluso il corso, è tornata a Guro portando con sé non solo conoscenze tecniche, ma anche uno scopo. Poco tempo dopo ha ottenuto uno stage di 45 giorni presso l’Electricidade de Moçambique (EDM), dove ha approfondito le sue competenze. “Ho imparato molto più delle semplici installazioni elettriche. È stata un’enorme opportunità di crescita, ma purtroppo l’EDM non sta assumendo nuovo personale.”

Tuttavia, il ritorno alla realtà ha portato sfide. In un contesto ancora segnato da pregiudizi, Eneida si è trovata di fronte a sguardi di diffidenza e dubbi sulla capacità di una donna in una professione tradizionalmente dominata dagli uomini. “Una donna elettricista è ancora vista male”, afferma. “Ma non è vero che non sappiamo fare questo lavoro. Siamo capaci quanto gli uomini.”

In un mondo in cui il maschilismo limita ancora le opportunità, inseguire un sogno richiede più del talento: richiede coraggio. E Eneida lo dimostra ogni giorno.

Piano piano, sono arrivate alcune opportunità. “Ho già fatto alcune installazioni in case”, racconta. “Sono ancora poche e non riesco a garantire il mio sostentamento.” Ogni lavoro rende circa 600 meticais, una cifra ancora insufficiente per raggiungere la stabilità, soprattutto in un contesto di forte concorrenza nel villaggio.

Nonostante tutto, Eneida non si arrende. Continua a credere che i sogni siano possibili, anche quando il percorso è più difficile per una donna. “Vorrei aprire un’azienda femminile di installazioni elettriche. Questo è ancora il mio sogno.”

Nell’ultimo anno ha realizzato più di dieci installazioni e inizia lentamente a guadagnare riconoscimento. Con lo sguardo rivolto al futuro, sta valutando di trasferirsi a Mungari, dove c’è meno concorrenza e maggiore domanda di servizi elettrici. “Sto ancora pensando. A Mungari è arrivata l’elettricità ma non ci sono elettricisti. Devo mettere da parte un po’ di soldi per mantenermi nei primi mesi. Ho conoscenti lì che, all’inizio, possono aiutarmi.”

La storia di Eneida è un esempio di perseveranza in un mondo che non sempre facilita il cammino delle donne. È la prova che, nonostante gli ostacoli, i sogni restano vivi — e che, con coraggio e determinazione, è possibile illuminare il futuro, passo dopo passo, filo dopo filo.

 

Nelle campagne di Sanga, tra tradizione e innovazione

A Sanga, un quartiere un tempo pieno di vita nel distretto di Guro, ci sono oggi poche case. Con il passare degli anni, gran parte degli abitanti si è trasferita in una zona più vicina al villaggio, in cerca di migliori condizioni — elettricità, acqua e altri servizi. Questo nuovo spazio è stato ufficialmente chiamato Sanga 2, anche se gli abitanti gli hanno dato il nome di Medzachumbo. Ma non tutti sono partiti.

Tra coloro che sono rimasti c’è il signor Feniasse Pita, presidente dell’Associazione Sinembo — “Non sono stato io” — un’organizzazione dedicata al sostegno di orfani e anziani. Con la sua famiglia ha continuato a coltivare la terra che da sempre sostiene generazioni. La sua machamba, ampia e fertile, è un vero mosaico di vita: ortaggi freschi, mais e alberi da frutto che offrono guave, limoni, arance e mandarini. Nella boscaglia, ai piedi della montagna, ha anche arnie migliorate che producono miele di qualità invidiabile.

È in questo ambiente che è cresciuto Tendai Pita, suo figlio, oggi trentunenne. Fin da piccolo ha imparato i fondamenti dell’agricoltura osservando il padre e lavorando la terra. Tuttavia, Tendai ha ambito a fare di più. Ha frequentato l’Istituto Superiore Politecnico di Manica e, nel 2024, è stato selezionato per un corso di formazione presso l’Istituto Agrario di Chimoio (IAC), promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in coordinamento con le autorità e le istituzioni locali, nel quadro del sostegno alla formazione e al rafforzamento di iniziative come l’associazione Sinembo.

Per Tendai, la formazione è stata più di una revisione: è stata una scoperta. “Conoscevo già molto di ciò che gli istruttori spiegavano, ma ho comunque imparato molte cose nuove”, afferma con convinzione. Insieme al suo collega Edson Lenate, 28 anni, e ad altri cinque giovani, ha iniziato ad applicare queste conoscenze in una machamba di quasi mezzo ettaro, concessa dal padre.

Il campo è coperto di lattuga e altre verdure. Con semi ricevuti nel kit DELPAZ, hanno avviato il primo raccolto, venduto e poi reinvestito. “Questo sarà il nostro secondo raccolto e speriamo di guadagnare abbastanza per iniziare ad avere qualche dividendo”, racconta Tendai, con lo sguardo pieno di speranza. 

Tra le tecniche che li hanno più entusiasmati c’è la produzione di biopesticidi. Con ingredienti semplici come peperoncino, sapone e foglie di ricino hanno imparato a proteggere le piante dai parassiti in modo più sostenibile. “Il sapone aiuta a fissare la miscela e intrappola i parassiti”, spiegano. Tuttavia, quando l’infestazione è grave, ricorrono agli insetticidi — ma con cautela e monitoraggio quotidiano.

Un’altra innovazione è stato l’uso della pacciamatura, una tecnica che aiuta a conservare l’umidità del suolo — qualcosa che non avevano mai sperimentato prima.

Il kit collettivo includeva anche strumenti essenziali: zappe, machete, annaffiatoi e una motopompa. Nonostante la scarsità di carburante, hanno trovato una soluzione creativa. “Usiamo la motopompa con l’energia solare del papà”, dice Tendai con orgoglio.

La produzione viene venduta al mercato di Guro oppure direttamente nella machamba, dove arrivano i clienti. Edson, dal canto suo, sottolinea un altro importante insegnamento: la conservazione del mais. “Prima conservavamo la pannocchia intera. All’IAC abbiamo imparato a sgranare e conservare solo i chicchi, il che migliora la conservazione.”

Per questi giovani, il corso è stato un vero valore aggiunto. I risultati sono già visibili nella terra che coltivano e nell’entusiasmo con cui parlano del futuro. E, dietro tutto questo, tra le montagne che circondano la machamba, rimane lo sguardo attento ed esperto del signor Feniasse — una guida silenziosa che continua a seminare conoscenza e speranza.

 

L’acqua: uno strumento di pace

Si celebra oggi,  22 marzo, la Giornata mondiale dell’acqua, una data cruciale che ci ricorda l’importanza di questa risorsa vitale per la sopravvivenza umana e l’equilibrio degli ecosistemi. Il tema di quest’anno, “Sfruttare l’acqua per la pace”, sottolinea la capacità dell’acqua di promuovere la pace e la cooperazione tra comunità e Paesi.

In Mozambico, la parola “acqua” inizia con la “m”. Mati, massi, mazhi, matchi, mave, madzi, maze, madi, madji – tutte queste varianti risuonano con la radice “m” e sono strettamente legate alla fertilità, alla vita e alla femminilità. L’acqua, come una donna incinta, si adatta alle circostanze, supera gli ostacoli e dà vita alla vita. È una metafora potente che riflette la natura trasformativa e vitale dell’acqua.

Tuttavia, quando l’acqua è scarsa o inquinata, quando le persone hanno un accesso diseguale o non hanno alcun accesso, possono sorgere tensioni tra le comunità e i Paesi. Il cambiamento climatico sta esacerbando queste sfide, rendendo ancora più urgente la necessità di unirsi per la protezione e la conservazione di questa preziosa risorsa.

In risposta a crisi come l’epidemia di colera in Mozambico, le organizzazioni internazionali, in collaborazione con le istituzioni mozambicane come il Fondo centrale di risposta alle emergenze (CERF), hanno svolto un ruolo cruciale, fornendo finanziamenti per garantire l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base a centinaia di migliaia di persone. L’acqua contaminata è il principale mezzo di trasmissione del colera; quindi, garantire l’accesso all’acqua potabile è un modo efficace per fermare l’epidemia. La cooperazione internazionale, compreso l’investimento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) nel CERF, dimostra la forza della solidarietà e della cooperazione globale.

Inoltre, iniziative come il workshop sul monitoraggio e la qualità dell’acqua che si è svolto dal 28 al 29 novembre 2023, organizzato dal centro di biotecnologia dell’Università “Eduardo Mondlane” (UEM) con il supporto dell’AICS, evidenziano l’impegno costante per una gestione sostenibile delle risorse idriche: sono state evidenziate le sfide che il Mozambico deve affrontare, soprattutto dopo eventi meteorologici estremi come i cicloni, e l’importanza della cooperazione internazionale e dello scambio di conoscenze per affrontare queste sfide.

A Cabo Delgado, l’AICS insieme alle Nazioni Unite – in particolare il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e il Programma Alimentare Mondiale (PAM) – ha sostenuto le istituzioni mozambicane per fornire l’accesso all’acqua potabile e ai servizi di base essenziali ai bambini e alle famiglie sfollate nei campi a causa dei violenti attacchi che continuano a verificarsi nella regione. Ad esempio, nelle località di Palma Sede, Quitunda e Mute sono stati costruiti 15 pozzi e altri 15 sono stati riabilitati. Sono state organizzate 57 sessioni di sensibilizzazione, incentrate sulla promozione di pratiche igieniche positive, tra cui l’importanza di lavarsi le mani con l’acqua, come mezzo per prevenire le malattie. Queste sessioni di sensibilizzazione hanno raggiunto più di 22.000 persone. Questi interventi non solo garantiscono l’accesso all’acqua potabile, ma promuovono anche l’educazione all’igiene e alla salute tra gli sfollati del conflitto di Cabo Delgado, dimostrando come l’acqua sia intrinsecamente legata al benessere umano e allo sviluppo sostenibile.

L’AICS è attivamente impegnata nella costruzione di sistemi idrici e nella perforazione di pozzi nelle aree più colpite dalla guerra civile attraverso DELPAZ. DELPAZ, il programma del governo mozambicano finanziato dall’Unione Europea con il sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo del Capitale (UNCDF), è attuato nelle province di Manica e Tete dall’AICS, mentre l’Agenzia austriaca per lo sviluppo (ADA) è attiva nella provincia di Sofala. Questi sforzi non solo migliorano l’accesso all’acqua potabile, ma svolgono anche un ruolo cruciale nel ripristinare la fiducia e la stabilità nelle comunità devastate dal conflitto. Il Programma DELPAZ è un esempio tangibile di come la cooperazione internazionale possa trasformare positivamente la vita delle persone, promuovendo la pace e la ricostruzione post-bellica attraverso l’accesso a risorse fondamentali come l’acqua.

Con l’avvicinarsi del decimo Forum mondiale dell’acqua a Bali, in Indonesia (18-25 maggio), è fondamentale mantenere lo scambio di buone pratiche e la collaborazione globale per affrontare le sfide legate all’acqua. La presenza della sede regionale AICS di Maputo al forum sottolinea il costante impegno della comunità internazionale nel promuovere una gestione sostenibile dell’acqua e nel raggiungere gli obiettivi di sviluppo comuni.

 

João e Ana: la luce di Nhamassonge

Nel cuore di Nhamassonge, dove la strada principale prosegue verso la storica Fortezza di Massangano, prende forma il sogno di due giovani elettricisti: João e Ana. C’è unapiccola costruzione, in fondo alle altre del mercato, ancora priva di tutto il materiale necessario, ma già piena di significato. È lì che João Augusto Toeza, 24 anni, inizia a dare forma al suo futuro.

João ha idee chiare — chiare come la luce — il che forse spiega la sua scelta del settore elettrico. Dopo aver frequentato il corso di elettricista installatore all’IFPELAC, nella città di Chimoio, promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in coordinamento con le autorità distrettuali per il rafforzamento della formazione professionale e dello sviluppo locale, è tornato con una nuova prospettiva. È tornato non solo con maggiori conoscenze tecniche, ma anche con una visione più ampia del proprio futuro e del contributo che può offrire alla sua comunità.

Non è tornato da solo. Al suo fianco c’è Ana Assane Saísse, anche lei di 24 anni, compagna di formazione e ora socia nell’attività. Insieme sognano in grande, anche se le risorse sono ancora poche. Il negozio è già stata costruito, allineato alle altre costruzioni del mercato. Manca solo l’insegna che annuncerà al mondo: “Luce di Nhamassonge – installazioni e materiale elettrico”.

Ma non tutto è semplice. A Nhamassonge non è disponibile materiale elettrico. Ogni filo, ogni interruttore, ogni lampadina deve arrivare da Guro. “È un problema”, dice João, con la serenità di chi ha già imparato a non arrendersi di fronte alle difficoltà. Anche il denaro scarseggia, e ogni metical conta. Eppure, vanno avanti, passo dopo passo.

Mentre l’attività non prende ancora pienamente forma, João e Ana continuano a lavorare. Realizzano installazioni nei dintorni — servizi semplici, ma essenziali. Per 500 meticais portano la luce nelle case, mentre il materiale è a carico dei clienti. È poco, ma è un inizio.

La comunità riconosce già il valore del giovane elettricista. La capo del posto amministrativo, Marta João Dafrene, non nasconde la sua soddisfazione: prima, qualsiasi guasto significava aspettare qualcuno proveniente da Guro. Ora è João a risolvere. E lo fa bene.

Il corso, sebbene breve, ha portato più di una semplice formazione tecnica. Per molti giovani di Nhamassonge è stata la prima volta lontano dalla propria terra. Il primo viaggio in autobus fino a Chimoio. Un’esperienza che ha allargato gli orizzonti e mostrato che il mondo è più grande — e pieno di possibilità.

E lì, tra sogni e sfide, c’è anche la piccola Eduarda, che dorme tranquillamente sulla schiena della madre, protetta dalla capulana. Forse senza saperlo, fa già parte di questa storia di coraggio e costruzione.

João sorride quando parla del futuro. “Quando avremo tutto pronto, con il materiale e l’insegna al suo posto, manderemo una fotografia.” Non è solo una promessa — è una certezza.

 

Itália e Moçambique reforçam cooperação na Saúde com lançamento de Projecto de Prevenção e Controlo de Doenças Não Transmissíveis

“Este projecto, que amplia uma iniciativa anterior em 2019, reforça o compromisso da Itália com a saúde em Moçambique”. A afirmação foi feita hoje por Gianni Bardini, Embaixador de Itália em Moçambique, durante a cerimónia de lançamento do projecto “Prevenção e controlo das doenças não transmissíveis”, agradecendo a colaboração entre os dois países.

Destacando a longa história de cooperação entre Itália e Moçambique, Bardini ressaltou a importância estratégica da saúde no relacionamento bilateral. O compromisso italiano foi formalizado no “Plano Indicativo Plurianual Itália – Moçambique 2022-2026”, com um investimento de 85 milhões de euros, priorizando o sector da saúde.

O projecto abrange diversas áreas, incluindo formação de pessoal de saúde e apoio ao Ministério da Saúde. Baseado em estudos que destacam a crescente prevalência de doenças não transmissíveis, o projecto visa fortalecer a capacidade de prevenção e tratamento dessas enfermidades.

Além das acções já implementadas, o projecto traz uma novidade crucial: a sensibilização sobre a relação entre doenças não transmissíveis e deficiência, buscando facilitar o acesso a serviços e tratamentos adequados.

Os objectivos ambiciosos do projecto incluem o rastreio de centenas de milhares de pessoas e a identificação de casos de diabetes, hipertensão e câncer. A implementação é realizada em parceria com instituições moçambicanas e três ONGs italianas reconhecidas pelo seu compromisso com a saúde em Moçambique, nomeadamente CUAMM, que lidera o consórcio, a Comunidade de Sant’Egidio ACAP e AIFO.

O Ministro da Saúde, Armindo Daniel Tiago, sublinhou como este projecto representa mais um marco na longa e frutífera colaboração entre a Itália e Moçambique, que remonta aos dias da independência do país em 1975.

No seu discurso o Ministro da Saúde destacou os desafios de saúde enfrentados por Moçambique, especialmente o aumento alarmante da prevalência de doenças não transmissíveis, como as cardiovasculares, diabetes, câncer, doenças respiratórias crônicas e traumas. Com dados preocupantes que revelam taxas significativas de hipertensão, diabetes e câncer, o Ministro enfatizou a importância de medidas preventivas para mitigar essas doenças evitáveis.

O projecto financiado pela Agência Italiana visa enfrentar esses desafios através do fortalecimento da capacidade de vigilância, prevenção e tratamento das doenças não transmissíveis. Com um orçamento de cerca de 5 milhões de euros ao longo de três anos, o programa será implementado em 20 unidades de saúde em três províncias-chave: Zambézia, Sofala e Maputo.

O foco do projeto será a integração de cuidados para hipertensão e diabetes nos serviços de saúde primários, incluindo atenção especial às pessoas com deficiência. Espera-se que esta iniciativa contribua significativamente para melhorar os indicadores de saúde da população moçambicana.

No encerramento do evento, o Ministro da Saúde expressou profundo agradecimento à Agência Italiana de Cooperação para o Desenvolvimento, reafirmando o compromisso de continuar fortalecendo a colaboração entre os dois países em prol da saúde e do bem-estar da população moçambicana e lançou o desafio para a digiltalização do sector da saúde.

 

Forgiare il futuro

Nel villaggio di Catandica, nel distretto di Báruè, la vita non è mai stata facile per Izaquel Mário. A soli 18 anni e avendo studiato fino alla ottava classe, il futuro sembrava incerto e pieno di poche opportunità. In una terra dove il lavoro è scarso, molti giovani finiscono per perdere la speranza troppo presto.

La vita di Izaquel ha iniziato a cambiare quando è stato selezionato per partecipare a un corso di formazione promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in cooperazione con le autorità distrettuali, nel quadro dello sviluppo economico locale. Figlio di un ex combattente della RENAMO, ha visto in questa opportunità una porta che si apriva verso un nuovo cammino. È partito per Chimoio con altri giovani e ha scelto il corso di fabbro meccanico presso l’IFPELAC.

Sono state due settimane intense, ricche di apprendimento. Anche se brevi, gli hanno dato le basi di una professione e, soprattutto, la possibilità di credere in un futuro diverso. Izaquel è timido e non parla bene il portoghese, ma quando si esprime nella sua lingua locale parla con sicurezza — ed è lì che si percepisce la sua determinazione.

Accanto a lui c’è sempre il padre, Mário Amadeu, un uomo dalle idee chiare e con un grande senso di responsabilità. Con dodici figli, conosce bene il valore di un’opportunità. “Dobbiamo aiutare i nostri giovani a trovare una strada”, dice. “Senza lavoro, cosa possono fare? Se non diamo loro opportunità, rischiano di seguire percorsi sbagliati.” Mário Amadeu è uno dei partecipanti DDR dell’Accordo di Maputo del 2019. Era già stato smobilitato nel 1994, dopo la firma dell’Accordo Generale di Pace del 1992, avendo aderito alla lotta nel 1982 nella provincia di Sofala. Oggi vuole solo la pace.

Dopo la formazione e la ricezione del kit di lavoro, il padre ha capito che non sarebbe stato facile per Izaquel iniziare da solo. Due settimane non erano sufficienti per padroneggiare il mestiere. Ha quindi deciso di cercare l’aiuto di un maestro serramentiere per avviare l’attività.

Ha così reclutato Alberto Linosse Macolone, che aveva imparato il mestiere di fabbro in Zimbabwe ma non aveva mai avuto l’opportunità di lavorare al suo ritorno. Quando ha ricevuto la proposta, ha accettato immediatamente.

Oggi Izaquel e Alberto, sotto la supervisione del padre Mário, lavorano in una piccola officina situata all’ingresso di Catandica, lungo la N6. Lo spazio è stato concesso gratuitamente da un commerciante locale, il che rappresenta un grande aiuto. Con impegno hanno iniziato a produrre sedie in ferro, carriole e grate per finestre.

I guadagni: una sedia viene venduta a 250 meticais, una carriola a 2.500 e le grate rendono circa 500 meticais per la manodopera. Non è molto, ma è sufficiente per coprire l’essenziale.

Ancora più importante, però, è l’inizio di una nuova storia. Tra il suono del ferro modellato e il lavoro quotidiano, Izaquel non sta solo imparando un mestiere — sta costruendo il suo futuro. E il padre Mário può dedicarsi alla sua machamba, tenendo sempre un occhio rivolto all’officina a bordo strada.

 

Investire nelle donne: accelerare il progresso

Nel giorno in cui si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della donna, vogliamo ricordare il messaggio lanciato da Amélia Andalusa, di Dunda, distretto di Macossa, in provincia di Manica, durante il primo accampamento femminile organizzato a novembre dal Programma DELPAZ: “Il conflitto è un trauma per le donne, in ogni parte della nostra vita. Ma ora vogliamo continuare a vivere in pace e vogliamo essere emancipate, fare agricoltura, piccole imprese, allevare animali, sappiamo anche che esiste l’emancipazione economica digitale, dove possiamo usare i nostri telefoni per commerciare”

Quest’anno, infatti, la Giornata Internazionale della Donna pone al centro dell’attenzione il tema cruciale di “Investire nelle donne: accelerare il progresso”[1]. Un’occasione per riflettere sull’importanza di garantire i diritti delle donne e delle ragazze in tutte le sfere della vita, riconoscendo che ciò non solo alimenta economie prospere e giuste, ma contribuisce anche a preservare un pianeta sano per le generazioni future.

Il rapporto di UNWomen evidenzia che per raggiungere la parità di genere negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono necessari 360 miliardi di dollari all’anno[2]. Tuttavia, l’accento non deve limitarsi all’incremento dei finanziamenti, ma anche alla riforma delle istituzioni a tutti i livelli, affinché la promozione dell’empowerment femminile diventi una priorità politica e un investimento pubblico essenziale.

Per “accelerare il progresso”, UNWomen sottolinea la necessità di garantire l’accesso delle donne a risorse finanziarie, terra, informazioni e tecnologie[3]. Promuovere occupazioni dignitose e sostenibili, riconoscere il valore del lavoro di cura femminile, combattere la violenza di genere e favorire la partecipazione femminile in tutti i processi decisionali sono azioni chiave.

Il programma DELPAZ, un programma del governo mozambicano finanziato dall’Unione europea, gestito in collaborazione con il Fondo per lo sviluppo del capitale delle Nazioni Unite (UNCDF), e l’agenzia di cooperazione austriaca (ADA),  e implementato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) nelle Province di Manica e Tete, e ADA nella provincia di Sofala, si impegna a tradurre questi principi in azioni concrete. Lavorando a stretto contatto con le istituzioni locali, DELPAZ promuove investimenti in infrastrutture pubbliche per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle risorse e migliorare l’autonomia femminile.

DELPAZ adotta un approccio inclusivo, lavorando sulla sensibilizzazione delle comunità riguardo alla costruzione della pace, inclusione sociale e lotta alla violenza di genere, creando opportunità di autoimpiego attraverso corsi di formazione professionale e il supporto all’avvio di microimprese, con particolare attenzione all’empowerment economico delle donne. E lo fa partendo dalle voci, dai punti di vista, dalla creazione di spazi per le donne – elementi fondamentali dell’agency delle donne. 

Un esempio tangibile dell’impegno di DELPAZ è l’Accampamento Solidale nel Distretto di Báruè, Provincia di Manica, organizzato nel mese di novembre 2023. Questa pratica collettiva promuove la solidarietà, inclusione e diversità, rafforzando il ruolo delle donne come attori locali e costruendo la loro leadership. Attraverso questi accampamenti, le donne partecipano attivamente ai processi decisionali, identificano vulnerabilità e bisogni, costruendo alternative concrete supportate dal programma. Così, vogliamo celebrare questo 8 marzo 2024 condividendo la Dichiarazione elaborata dalle donne e dagli uomini che hanno partecipato all’Accampamento solidale.

Quel giorno, Amélia Andalusa è stata molto chiara: “Abbiamo già il nostro gruppo di risparmio e dobbiamo sensibilizzare altre donne. Ecco perché vogliamo altri campi come questo! Dovrebbero essere organizzati in tutti i distretti, replicati e tenuti nelle comunità, perché è così che si rafforzano le donne e anche gli uomini.”

L’AICS intensifica il suo impegno attraverso iniziative focalizzate sull’accesso delle donne alle risorse finanziarie, terra e Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC). Progetti come “Coding Girls” mirano a potenziare le competenze delle donne, aprendo nuove opportunità di accesso a lavori dignitosi nell’ambito delle TIC. Inoltre, iniziative come “As Mulheres do SUSTENTA” contribuiscono concretamente alla promozione della parità di partecipazione e leadership femminile nelle zone rurali.

L’impegno di AICS, così come nel Programma DELPAZ, riflette un approccio olistico e mirato per affrontare le disparità di genere, fornendo soluzioni concrete e sostenibili per garantire il benessere e l’empowerment delle donne nel 2024 e oltre.

[1]   https://www.unwomen.org/en/news-stories/announcement/2023/12/international-womens-day-2024-invest-in-women-accelerate-progress

[2] https://www.unwomen.org/en/digital-library/publications/2023/09/progress-on-the-sustainable-development-goals-the-gender-snapshot-2023

[3] https://www.unwomen.org/en/news-stories/explainer/2024/02/five-things-to-accelerate-womens-economic-empowerment

 

Macfrut 2024 presentata a Maputo

Presentata a Maputo, davanti ad un nutrito gruppo di operatori, la prossima edizione di Macfrut, in programma al Rimini Expo Centre dall’8 al 10 maggio 2024.

All’evento hanno partecipato operatori mozambicani, l’Ambasciatore italiano Gianni Bardini, il Direttore ICE a Maputo, Paolo Gozzoli, il Titolare della Sede Regionale AICS di Maputo, Paolo Sertoli insieme ad alcuni funzionari dell’Ufficio VI AICS e numerosi rappresentanti di organismi internazionali, quali FAO e UNIDO.

Il Mozambico, che ha partecipato in passato in varie edizioni di Macfrut, ha assoluto e urgente bisogno di incrementare la propria produzione ortofrutticola e di creare una catena del freddo oggi molto carente, tanto che oltre un terzo della produzione interna si perde prima di arrivare nei mercati. I prezzi della frutta e della verdura sono molto alti perché gran parte della produzione viene importata, principalmente dal Sudafrica ma anche da altri paesi della regione o addirittura da India e Cina.

“La ricerca di tecnologia e di banche interessate in investire nella nostra agricoltura sono i principali motivi che ci spingono a partecipare alla Macfrut – ha commentato Alcides Cintura, rappresentante del Conselho Empresarial Provincial della provincia di Manica – ma vorremmo che gli organizzatori e il sistema Italia ci aiutassero a portare giovani a presenziare alle manifestazioni della fiera e vedere con i propri occhi che l’agricoltura non è fatta solo di zappa e sementi, ma offre infinite possibilità”.

Anche Jaime Comiche, rappresentante di UNIDO, ha sottolineato la necessità di puntare molto sulla partecipazione di giovani, con visite tecniche guidate, estremamente importanti da un punto di vista di vista formativo e di innovazione.

Alberto Giani, team leader del settore agricoltura di AICS Maputo, ha ricordato come la partecipazione passata di alti funzionari del Ministero dell’Agricoltura del Mozambico alla MacFrut abbia supportato l’elaborazione del progetto del Centro Agro-Alimentare di Manica (CAAM) –   credito agevolato di 35 milioni di euro concordato con il governo italiano – il cui accordo è attualmente in fase di firma da parte del Governo mozambicano.

Nella capitale mozambicana Valentina Piraccini e Chiara Campanini, rappresentanti di Cesena Fiera, hanno illustrato le opportunità che la rassegna offre al settore e all’intera filiera ortofrutticola, sottolineando come una delle attività che portano a considerare Macfrut “aperto tutto l’anno” è la spinta all’internazionalizzazione che la rassegna compie nei confronti dell’intera filiera ortofrutticola fra un’edizione e l’altra. La novità che hanno presentato a Maputo è la Macfrut Academy, l’innovativa piattaforma digitale e formativa di Macfrut, che si rivolge ai professionisti del settore con video-lezioni mirate ad approfondire temi di interesse globale, singole filiere, tecniche di produzione e tecnologie, fungendo da vero e proprio hub per rimanere connessi con il settore a livello internazionale 365 giorni all’anno.

Federica de Gaetano, funzionaria dell’Ufficio VI di Aics ha illustrato la strategia della cooperazione italiana per lo sviluppo rurale e la sicurezza alimentare.

Dal dibattito seguito a questa “fase” di illustrazione, gli operatori presenti hanno dato conferma del loro forte interesse alla partecipazione a Macfrut.