AICS insieme a UNICEF e Comunità di Sant’Egidio contro l’HIV in Mozambico

ZERO.

Questo è il numero di neonati da madri HIV-positive che nel 2018 ha contratto il virus per trasmissione verticale, registrato presso il Centro di Salute di Machava (Maputo).

Il risultato è stato ottenuto grazie un'azione congiunta della Cooperazione Italiana, UNICEF e Comunità di Sant'Egidio, del valore di 1,5M€, per l’implementazione di un progetto destinato al rafforzamento dei servizi di prevenzione della trasmissione verticale (madre-figlio) dell’infezione HIV e trattamento del virus in età pediatrica in Mozambico. Sedi dell’iniziativa sono le province di Maputo, Gaza e Sofala. L’intervento è stato realizzato all’interno dei centri di cura DREAM della Comunità di Sant’Egidio.

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute locale, in Mozambico vi sono 120.000 donne in gravidanza annualmente infettate dall’HIV, con un tasso di trasmissione verticale del 14%. Il centro DREAM di Machava, a pochi kilometri da Maputo, accoglie oltre 4.000 utenti ogni mese, assistiti da 25 persone tra medici, infermieri, operatori sanitari, attivisti e personale di supporto.

Il dimensionamento della struttura segue un modello Hub-and-Spoke ad elevata efficienza. A partire dall’area di accoglienza ed attesa, il paziente è indirizzato a locali dedicati a visite ed analisi. La struttura dispone di un’ area “family” riservata a donne incinte o madri accompagnate da bambini. Ogni paziente si rifornisce presso la farmacia interna, che dispensa medicinali per la cura dell’HIV e delle patologie associate - rigorosamente gratuiti, come indicano i numerosi cartelli affissi. Sul retro della clinica c’è poi un magazzino per la conservazione di alimenti, dispensati ai pazienti più vulnerabili con finalità di supporto nutrizionale.

Ad ogni individuo che accede al Centro viene offerto un pacchetto completo di assistenza, sia in sede che in regime di continuità delle cure. Per garantire questa fondamentale componente di follow-up è dirimente il ruolo degli attivisti, impegnati a recarsi regolarmente presso il domicilio dei pazienti per verificare il loro stato di salute e mantenere sempre elevato il livello di attenzione sulla patologia.

Si stima che oltre 1/3 dei pazienti dell’Africa Sub-Sahariana abbandoni la terapia entro il primo anno. Questa cifra sale al 48% se si tratta di adolescenti tra i 15 ed i 24 anni, significativamente più inclini a sospendere l’assunzione di farmaci salvavita. Per questo motivo, le porte DREAM aprono alle 6:30 del mattino: una strategia per favorire l’accesso alle cure dei ragazzi prima del loro ingresso a scuola.

Anche la tecnologia rappresenta un valido aiuto per il monitoraggio dell’aderenza alla terapia. I Centri di Cura sono infatti dotati di un software proprietario che gestisce degli alert nel caso il paziente non si rifornisca tempestivamente dei farmaci o rinunci alle visite programmate. Il tema assume grande rilevanza in particolare nei casi di trasmissione verticale del virus. Segnatamente, quando la madre sieropositiva si attiene scrupolosamente al trattamento durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, il rischio di contagio è molto basso.

Vi sono, infine, implicazioni a lungo termine: più precoce è l’insorgenza dell’infezione e l’inizio del trattamento, maggiore è la probabilità di sviluppo di resistenza alla terapia in età adulta.

In conclusione, l’approccio olistico al paziente rappresenta la caratteristica vincente di questa iniziativa, assicurando elevati tassi di aderenza ai trattamenti.

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