Se n’è andato Giacomo, amico e collega dell’Aics in Mozambico

Sei a migliaia di Km lontano da casa, perché credi in uno sviluppo sostenibile. È venerdì. La settimana lavorativa si chiude, ma c’è una scadenza che non si può riprogrammare e allora sei lì a sbrigare con i colleghi gli ultimi dettagli, perché vuoi che il maggior numero di beneficiari abbia la possibilità di partecipare a un grande evento. Un attimo dopo, un malore improvviso ti rapisce per sempre dalla realtà, in una manciata di minuti.

Se ne è andato così Giacomo, lasciando un grande vuoto nei cuori di colleghi e amici, la sua seconda famiglia mozambicana.

Un agronomo attento e professionale, che dal 2018, per l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) collaborava ad un importante iniziativa di sviluppo rurale nelle province di Manica e Sofala, regioni strettamente legate, dal passato, alla presenza della Cooperazione Italiana.

Giacomo lavorava nella cittadina di Chimoio, nella provincia di Manica, a fianco della Delegazione del Fondo di Sviluppo Agrario (FDA), l’istituzione mozambicana che, con la sua assistenza quotidiana, ha messo su un sistema di sostegno alle piccole imprese rurali, affinché possano accedere alle opportunità  esistenti sul territorio. Fino ad un’ora prima di lasciarci, stava lavorando per cambiare un piccolo pezzo di mondo e di noi stessi.

Da agronomo professionista, formatosi in Scienze e Tecnologie Agrarie all’Università degli Studi di Palermo, ha scelto la sua strada e, passando per il prestigioso Master in “International Cooperation and Development” dell’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia, ha proseguito il suo percorso in terre lontane. Due anni fa si era unito alla famiglia dell’AICS in Mozambico.

Una giovane vita, la sua, dedicata tutta alla solidarietà internazionale, per portare il suo impegno e la sua passione nelle aree più svantaggiate dell’Africa e dell’America Latina. L’impegno e la dedizione per l’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare, con l’obiettivo di contribuire a porre fine alla fame nel mondo hanno contraddistinto le sue esperienze lavorative, attraverso collaborazioni con diverse ONG italiane (CISP, LVIA, COPE) e portoghesi (TESE, AMI) in Mozambico, Colombia e Guinea Bissau.

Sono moltissime le persone che piangono la sua perdita e sentiranno la mancanza della sua voce convinta, ma poco rumorosa. Ci stringiamo forte alla famiglia, ai parenti, e alla comunità di amici ai quattro angoli del mondo che hanno avuto la fortuna di condividere con Giacomo una piccola parte del suo percorso e la sua passione per la cooperazione. Un esempio unico di professionalità, dedizione e umanità.

Continueremo a coltivare quello che con tanta determinazione hai seminato!

Boa viagem, Giacomo, riposa in pace.

Maputo: Il CinemArena torna in Mozambico per il campionato africano di calcio

Nel 2019 il CinemArena è tornato in Mozambico, attraversando il paese in lungo e in largo e regalando serate emozionanti di spettacoli e all’insegna della prevenzione e della salute. Dopo oltre 5.000 km percorsi, 6 province attraversate e quasi un mese e mezzo di viaggio, a fine luglio la carovana itinerante di cinema e spettacoli è rientrata a Maputo. Ne è soddisfatto il Direttore della nostra Sede, Fabio Melloni, uno degli ideatori del CinemArena e che questo progetto lo ha visto nascere in Mozambico nel 2003, in occasione della primissima edizione.

Realizzata nell’ambito di un vasto programma sanitario finanziato dall’AICS sulla prevenzione e il contrasto alle malattie non trasmissibili, quest’anno i temi oggetto della campagna sono stati i tumori femminili (cancro al collo dell’utero e al seno) e HIV, e l’iniziativa si è svolta parallelamente alla Coppa delle Nazioni Africane. Infatti, oltre a grandi classici del cinema italiano e internazionale, come “Ladri di Biciclette” di Vittorio De Sica o “La febbre dell’oro” di Charlie Chaplin, il programma ha accontentato anche i tifosi di calcio più appassionati, dal momento che sono state proiettate le partite del campionato africano che ha visto trionfare l’Algeria nella finale del 19 luglio. Le serate si sono svolte secondo una formula ormai consolidata, che ha visto alternarsi le proiezioni a pièces di teatro locale di sensibilizzazione su temi sanitari, concerti e spettacoli di danze tradizionali. Gli interventi in lingua portoghese venivano tradotti simultaneamente nelle lingue locali da attivisti reclutati sul posto, per garantire che tutti i partecipanti potessero essere coinvolti. L’equipe del CinemArena era in larga parte composta dai tecnici di AMOCINE, un’associazione locale di cineasti, ma hanno viaggiato insieme a noi anche i partner ministeriali. I tecnici del Ministero della Sanità mozambicano hanno diretto i dibattiti sui temi sanitari, mettendosi a disposizione per rispondere alle domande del pubblico, mentre quelli del Ministero della Gioventù, hanno incontrato le autorità locali di ogni distretto e si sono occupati di coinvolgere le associazioni giovanili, garantendo la più ampia adesione delle comunità selezionate. Le serate di spettacolo sono state realizzate soprattutto in aree rurali e isolate, circondate dallo sterminato mato mozambicano, dove sono pochissime le occasioni di svago comunitarie. “Sembrava quasi che la proiezione del CinemArena fosse un momento di aggregazione sociale. Indelebili le immagini dei bambini che scappavano dalle madri arrabbiate perché oramai tardi, e che si rifugiavano in cima agli alberi per poter continuare a vedere il film”, racconta il capo progetto, Fabrizio Falcone.

Quest’anno, oltre alla fondamentale componente di sensibilizzazione ed educazione, la campagna ha garantito controlli sanitari gratuiti ed immediati. Il CinemArena infatti ha assicurato la presenza di personale medico aggiuntivo presso unità sanitarie selezionate, in modo da garantire l’accoglienza degli utenti anche fuori orario; oltre a questo, grazie alle partnership con ICAP Columbia University a Nampula e Elizabeth Glaser Pediatric AIDS Foundation a Gaza, due unità sanitarie mobili si sono unite alla carovana, offrendo controlli per la tubercolosi e svolgendo lo screening in grado di individuare lesioni riconducibili al cancro alla cervice. Quando le pazienti risultavano positive al test, venivano immediatamente sottoposte alla crioterapia, un’operazione rapida che permette di curare le lesioni in stadio iniziale e fermare la patologia. I casi più avanzati invece sono stati riportati ai centri di salute più vicini. Ogni sera, durante le proiezioni, si formavano lunghe file di donne in attesa di essere visitate, costringendo l’eroico personale sanitario a turni di lavoro che in alcuni casi si sono prolungati sino a tarda notte. “Mi rendo conto che grazie a questo lavoro riusciamo a salvare delle vite”, ci ha raccontato Carla, 32 anni, responsabile della salute materno-infantile per la provincia di Gaza, “e questo è molto gratificante”.

Grazie a un sistema informatico ideato e realizzato dalla nostra Sede, abbiamo ricevuto ed analizzato i dati che ogni sera il personale medico delle unità sanitarie distrettuali e mobili ha trasmesso al nostro ufficio relativamente alle visite svolte. Confrontando i dati con quelli precedenti e successivi al passaggio della carovana, siamo stati in grado di verificare l’impatto che ha avuto il CinemArena sulla richiesta di servizi sanitari nei distretti selezionati. I risultati dimostrano nella quasi totalità dei casi un aumento esponenziale delle visite e degli interventi svolti al momento del passaggio della nostra carovana, rispetto al periodo immediatamente precedente. In un caso, addirittura, l’unità sanitaria di Rapale (provincia di Nampula) ha eseguito nei 3 giorni di permanenza del CinemArena 444 screening per il cancro alla cervice, rispetto ai 42 svolti nelle due settimane precedenti al passaggio della carovana, ovvero 10 volte di più rispetto al normale. Durante l’intera campagna, sono stati realizzati in totale 299 trattamenti di crioterapia (un metodo utilizzato in medicina per il trattamento del cancro), rispetto ai 106 svolti prima del passaggio della campagna, ovvero quasi il triplo del normale.

È in preparazione un documentario, che stanno montando due videografi di Narvaloo, che racconterà l’edizione mozambicana del CinemArena. Il video sarà reso disponibile sui canali social e sul sito di AICS Maputo nelle prossime settimane.

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Foto: Narvaloo. L'equipe del CinemArena issa lo schermo dove avverranno le proiezioni.

Foto: Narvaloo. L'equipe del CinemArena al completo.

Foto: M. Bolognesi. L'infermiera Carla durante le attività di sensibilizzazione sanitaria.

Foto: Narvaloo. Donne in fila per essere visitate presso l'unità mobile sanitaria.

Foto: Narvaloo. La carovana del CinemArena in viaggio per il rientro a Maputo.

 

 

Beira: sei mesi dopo Idai, prosegue l’impegno tutto italiano nella ricostruzione

In un articolo di qualche settimana fa, abbiamo raccontato la risposta italiana all’emergenza ciclone. Un intervento integrato, rapido, ed efficace, necessario per far fronte ai terribili danni che ha provocato Idai, considerato una delle peggiori catastrofi climatiche degli ultimi vent’anni. Il ciclone tropicale, infatti, ha devastato la città di Beira, e si è lasciato dietro una scia di distruzione che ha attraversato le province centrali del Paese e diverse altre aree in Zimbabwe e Malawi.
Poco più di un mese dopo è stata la volta del ciclone Kenneth, definito il peggior ciclone ad aver mai colpito il continente africano. Kenneth si è abbattuto sulla provincia settentrionale di Cabo Delgado, causando danni meno estesi ma sempre rilevanti. Le popolazioni di questi distretti, oltre ad essere fra le più povere del paese, soffrono anche delle conseguenze dei periodici attacchi violenti portati avanti da ribelli che incendiano i villaggi nei distretti più settentrionali di Cabo Delgado.

Le conseguenze dei disastri ambientali hanno interessato circa 2 milioni di persone distribuite nelle province di Sofala, Manica, Tete, Zambesia, Inhambane, Cabo Delgado e Nampula. Secondo il Post-Disaster Needs Assesment condotto dal governo del Mozambico insieme a una rete di partner (tra i quali World Bank, Unione Europea e diverse Agenzie delle Nazioni Unite), per la ricostruzione saranno necessari 3,2 miliardi USD.

Oltre alle missioni tecniche, di monitoraggio, e quelle legate all’arrivo dell’ospedale da campo dall’Italia, di recente siamo stati a Beira anche a monitorare gli interventi di emergenza finanziati da AICS per far fronte all’emergenza scatenata dal ciclone: sono diverse le OSC intervenute tempestivamente in vari settori legati all’emergenza a Beira e in altri distretti di Sofala interessati dalle conseguenze del ciclone.

Abbiamo visitato, per esempio, la prima casa costruita dalla Comunità di Sant’Egidio nel bairro di Munhava con finanziamenti AICS. L’obbiettivo è la costruzione o riabilitazione di almeno 50 case destinate alle fasce vulnerabili della popolazione, che sarebbero pronte prima dell’arrivo della stagione delle piogge. La prima casa è stata consegnata a Maria Cristina, una donna anziana residente da sempre nel quartiere, e a suo figlio, dopo che Idai ha completamente distrutto la baracca di lamiera dove risiedevano prima. “La notte del ciclone è venuto a recuperarmi mio figlio, ero sotto le lamiere e non riuscivo a muovermi”, racconta Maria Cristina. I resti della baracca, distrutta dalla violenza del ciclone, sono ancora accumulati accanto all’abitazione nuova: l’idea è che le nuove case siano costruite in prossimità a quelle precedenti, per non costringere le famiglie a doversi reintegrare in nuovi contesti sociali, specialmente dopo i traumi subiti.

Altro intervento fondamentale è stato quello destinato a riabilitare l’inceneritore di rifiuti ospedalieri dell’Ospedale Centrale di Beira, uno dei maggiori del Paese, costituendo un centro di riferimento per un bacino di 1.600.000 abitanti. L’ospedale è stato pesantemente danneggiato dal passaggio del ciclone Idai, con la quasi totalità delle sale operatorie completamente inagibili. Idai aveva scoperchiato la struttura che conteneva l’inceneritore, spezzando la canna fumaria. Questo ha comportato non pochi problemi di salute pubblica, dal momento che i rifiuti ospedalieri venivano comunque bruciati, e i relativi fumi tossici dispersi ad altezza uomo. La OSC CAM ha quindi chiesto ed ottenuto dall’AICS un finanziamento per riabilitare inceneritore, struttura e per operare delle migliorie infrastrutturali.

Gli interventi di riabilitazione hanno interessato anche alcuni istituti scolastici: abbiamo potuto visitarne uno, la scuola primaria e secondaria “Jorge Traquino” in periferia di Beira, gestita dall’associazione ASEM. AICS ha finanziato la ricostruzione di alcune aule e pareti, permettendo alla scuola, che accoglie circa 2500 bambini, di riprendere le proprie attività, ritornando presto alla normalità. Lucia, 9 anni, ci ha raccontato che nei giorni successivi al ciclone era difficile seguire le lezioni: la maggior parte dei tetti erano scoperchiati, e l’acqua della pioggia, che filtrava attraverso i tetti, bagnava gli alunni e i libri di testo, rendendoli inutilizzabili.

Il nostro ufficio, oltre a quelle citate, ha lavorato insieme ad altre OSC (AVSI, HELPCODE, CEFA, ESMABAMA, Terre des Hommes, Oikos, e con Padre Giuseppe della parrocchia di São Pedro Claver) per finanziare interventi che spaziano dall’acquisto e distribuzione di materiali di costruzione alla protezione dell’infanzia, dalla distribuzione di kit alimentari alla ricostruzione di aule scolastiche, da interventi in campo sanitario alla costruzione di spazi sicuri per i bambini.

Importante l’impegno di AICS anche sul fronte della ricostruzione, che vedrà la Cooperazione Italiana attiva per i prossimi anni sui territori colpiti da Idai e da Kenneth: insieme ad alcune Agenzie delle Nazioni Unite e ad OSC italiane presenti sul territorio, interverremo per la ricostruzione del tessuto socio-economico e infrastrutturale di Cabo Delgado e delle isole Quirimbas, distrutte dal ciclone Kenneth. L’ospedale da campo, trasportato dall’Italia a Beira nei giorni immediatamente successivi a Idai per far fronte all’emergenza sanitaria, è stato donato al governo mozambicano. Oltre a questo, stiamo predisponendo ulteriori fondi per interventi di ricostruzione di abitazioni, scuole e ospedali nelle province di Sofala e Manica. Infine, è confermata la concessione di un credito a tariffe agevolate al Governo mozambicano per favorire il processo di ricostruzione nei luoghi maggiormente colpiti dai disastri.

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Foto/Oikos: Danni provocati da Kenneth a Matemo

Foto/Oikos: Danni provocati da Kenneth a Matemo

Foto/Luigi Carta: Danni visibili alle strutture a Beira

Foto/M. Bolognesi: AICS incontra una delegazione del CAM

Foto/M. Bolognesi: Il nuovo inceneritore dell'Ospedale di Beira

Ciclone IDAI: la risposta italiana all’emergenza

Gravissimi i danni sinora registrati dopo il passaggio del ciclone IDAI in Mozambico, specialmente alle infrastrutture pubbliche (porto, ospedali, acquedotto), alle oltre 100.000 abitazioni colpite, alle scuole e ai centri di salute, nonché ai 670.000 ettari di colture danneggiati nelle province di Sofala e Manica. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, il bilancio ufficiale delle vittime al 1 aprile 2019 è di 518 decessi, una cifra destinata ad aumentare non appena perverranno i dati definitivi dalle zone rurali più disagiate.

La Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo ha  prontamente risposto alla richiesta di assistenza internazionale lanciata dal governo mozambicano, e la Vice Ministra degli Affari Esteri e Cooperazione Del Re ha autorizzato  gia’ nelle prime ore della crisi un volo umanitario  decollato dalla Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD) di Brindisi e atterrato a Beira il 26 Marzo. I beni di primo soccorso (tra i quali potabilizzatori d’acqua, generatori di elettricità, e 100 tende famigliari) sono stati gestiti dalla Sede di Maputo dell’AICS in coordinamento con l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) e con l’Istituto per la Gestione delle Calamità (INGC) mozambicano, e destinati ad un campo accoglienza che ospita 400 famiglie sfollate in uno spazio messo a disposizione dall’arcivescovo di Beira, l’italiano Mons. Claudio Dalla Zuanna, presso la parrocchia di San Pedro Claver, a 15 km da Beira.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inoltre autorizzato l’invio da parte del Dipartimento della Protezione Civile (DPC) italiana di un ospedale da campo, nel quadro del Meccanismo Europeo di Protezione Civile. L’Aeronautica Militare ha messo a disposizione due voli di un vettore pesante KC-767 per il rapido trasferimento in Mozambico delle oltre 40 tonnellate di attrezzature mediche per l’allestimento della struttura ospedaliera e dei 60 tra medici, infermieri e tecnici della Protezione Civile responsabili per l’assemblaggio dell’ospedale. Arrivati a Maputo, materiali e personale sono poi stati trasferiti a Beira con diversi voli di un altro vettore dell’Aeronautica (un trasporto tattico C-130J) appositamente inviato dall’Italia.

L’ospedale da campo è stato montato in tempi record all’interno dell’ospedale centrale di Beira ed è operativo da sabato 30 marzo. Durante il primo giorno di attività, il Ministro degli Affari Esteri José Pacheco, il Ministro della Terra e dell’Ambiente  Celso Correia e la Vice Ministra dei Trasporti Manuela Rebelo hanno visitato l’ospedale italiano e visto all’opera i 55 fra medici e infermieri della Regione Piemonte e il personale tecnico della DPC, che nei prossimi giorni lavoreranno a fianco del personale mozambicano. La struttura ospedaliera italiana si rivela fondamentale in un momento in cui l’ospedale centrale di Beira risulta gravemente danneggiato, con la quasi totalità delle sale operatorie completamente inutilizzabili. Al termine delle operazioni di prima emergenza, è prevista la donazione dell’ospedale da campo  al  Governo.

L’AICS di Maputo insieme all’Ambasciata d’Italia ha partecipato da subito alle attività di coordinamento dei donatori, assistito dal punto di vista procedurale, amministrativo e logistico l’invio e la ricezione delle attrezzature mediche e degli aiuti umanitari.

L’Italia ha inoltre assicurato un contributo finanziario alla  Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR), per la fornitura di alloggi e servizi igienico-sanitari. Intanto, la rete delle ONG italiane si è attivata ed ha già inviato personale esperto sui luoghi colpiti dal ciclone per fornire assistenza in tempi rapidi.

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Gruppo di una parte dei Volontari della Regione Piemonte a Maputo

Centro operativo logistico presso l'aereoporto di Beira

Installazione dell'ospedale da campo dentro l'ospedale centrale di Beira

Visita dei Ministri alla struttura ospedaliera

 

 

 

Giornata Internazionale della Persona con Disabilità: realizzato a Maputo il workshop “Accesso al lavoro per tutte e tutti”, per riflettere sulle sfide dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Mozambico

Per la celebrazione della Giornata Internazionale della Disabilità, il 3 dicembre l’AICS di Maputo ha organizzato un workshop per approfondire il tema dell’accesso al lavoro per le persone con disabilità in Mozambico, nell’ambito dell’iniziativa “Disabilità: Educazione, Lavoro e Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione”, realizzata insieme all’Istituto Nazionale di Formazione Professionale e degli Studi sul Lavoro (IFPELAC), parte della Segreteria di Stato per la Gioventù e l’Occupazione, il Forum Mozambicano delle Associazioni delle persone con disabilità (FAMOD), la OSC italiana AIFO ed altri attori italiani e mozambicani. L’evento si colloca nel programma della “Settimana internazionale della disabilità”, coordinato dal Ministero di Genere, Infanzia e Azione Sociale, e realizzato grazie all’impegno di diversi attori della società civile, organizzazioni internazionali e donatori.

Secondo il Censimento del 2017, la disabilità in Mozambico colpisce circa il 2,6% della popolazione, di cui il 49% sono donne. Questi numeri sono stati fortemente contestati dalle organizzazioni delle persone con disabilità (OPDs), poiché si pensa che non restituiscano un quadro veritiero della situazione attuale. È invece condiviso e riconosciuto che esista una correlazione positiva fra disabilità e povertà, che deriva dall’esclusione delle persone con disabilità dalla vita sociale, dagli studi e dal mondo del lavoro, oltre alla maggiore probabilità di avere subito abusi, discriminazione e stigma.

In questo contesto, e in linea con gli obiettivi del programma, il workshop aveva come obiettivo quello di sensibilizzare gli attori chiave sulla necessità di adottare misure concrete per promuovere l’accesso all’impiego per le persone con disabilità. Nello specifico, si sono discusse le barriere legislative e politiche che ostacolano l'occupabilità delle persone con disabilità in Mozambico, nonché vantaggi e sfide delle iniziative per favorirne l’impiego nel settore privato. Sono stati inoltre presentati i risultati della ricerca emancipatoria “Accesso alla formazione e al lavoro per i giovani con disabilità in Mozambico”, realizzata nell’ambito delle attività implementate da AIFO grazie al finanziamento di AICS, e l’app “Emprego Inclusivo”, un’applicazione accessibile sviluppata presso lo Spazio di Innovazione dell’Università Eduardo Mondlane dai vincitori di un hackaton promosso dall’AICS lo scorso anno.  L’app serve a facilitare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro per le persone con disabilità.

All’evento, trasmesso in streaming attraverso le piattaforme Zoom e Facebook, erano presenti, tra gli altri, Mina Lomuscio, referente per il settore disabilità dell’AICS, diverse OPDs mozambicane, UNDP Mozambico, rappresentanti del settore privato, come la CTA (Confederazione delle Associazioni Economiche del Mozambico, corrispondente all’italiana Confindustria), rappresentanti della Segreteria di Stato per la Gioventù e l’Occupazione, del Dipartimento di Genere e Temi trasversali del Ministero della Pubblica Amministrazione, e la Vice-Direttrice Nazionale di Azione Sociale del Ministero di Genere, Infanzia e Azione Sociale.

L’evento ha rappresentato un’occasione per approfondire la tematica dell’accesso al lavoro da diversi punti di vista, aumentando la consapevolezza circa le opportunità e le sfide esistenti, nonché di dare vita a nuove collaborazioni e sinergie fra attori di diversa natura. Le istituzioni presenti hanno assunto l’impegno di rafforzare le proprie azioni in questo settore partendo dalle buone pratiche condivise durante il workshop, al fine di favorire il pieno godimento del diritto al lavoro per le persone con disabilità, in linea con i contenuti della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dal Mozambico 2012.

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Il Centro di Biotecnologia dell’Università Eduardo Mondlane, storicamente supportato dall’AICS, ora in prima linea per la diagnosi al covid-19

I casi di coronavirus in Mozambico, come in altri paesi africani, aumentano di giorno in giorno. Al 29 maggio 2020, sarebbero 233 i positivi, a fronte di oltre 9.000 test effettuati. Negli scorsi giorni, le autorità sanitarie hanno avvertito di una possibile fase di "trasmissione comunitaria" del virus, non trattandosi più di pochi focolai ben individuati e localizzati in alcune province del Paese ma di una possibile diffusione su tutto il territorio. L’impatto della pandemia nel paese potrebbe essere devastante, viste le precarie condizioni di salute in cui versa la popolazione: in Mozambico, il 12,6% degli adulti tra i 15 e i 49 anni convive con HIV-AIDS; da questa parte di mondo sono diffuse tubercolosi, malaria, colera, e le patologie legate alla povertà (insicurezza alimentare, denutrizione, malattie legate a scarse condizioni igieniche) e ai disastri naturali. Il sistema sanitario nazionale, oltretutto, si trova a fare i conti con una scarsa disponibilità di risorse interne, infrastrutture inadeguate e carenza di risorse umane qualificate.

Fino alla scorsa settimana, l’Istituto Nazionale della Sanità (INS) del Mozambico era l’unica struttura pubblica abilitata ad effettuare il test per la diagnosi del covid-19, essendo in possesso dei macchinari adeguati, dei reagenti e di personale formato. Qualche giorno fa il Ministero della Sanità, però, ha potuto alleviare la pressione sull’INS, grazie alla collaborazione con il Centro di Biotecnologia dell’Università Eduardo Mondlane. L'INS ha trasmesso la procedura di diagnostica a due ricercatrici del Centro e attestato che la struttura possiede le attrezzature necessarie per effettuare la diagnosi; in tal modo il Centro ha assunto un ruolo attivo nell’analisi dei campioni e ne sta effettuando circa 150 al giorno. Il Centro ha inoltre presentato, in risposta a un bando del Ministero della Scienza e della Tecnologia, due progetti di ricerca strategici per il controllo della pandemia in Mozambico: uno studio genetico molecolare per la genotipizzazione del virus e uno studio epidemiologico per testare la presenza di anticorpi al covid-19 negli operatori sanitari degli ospedali di Maputo. Entrambi gli studi hanno un’importanza fondamentale per il controllo dell'epidemia nel paese.

Si tratta di una notizia importante per il Mozambico e di un motivo di orgoglio per l’AICS, dal momento che il Centro di Biotecnologia è un partner storico della cooperazione universitaria italo-mozambicana. La collaborazione con l’Università Eduardo Mondlane, il più antico Ateneo del paese, rimonta al 1977, due anni dopo l’indipendenza, e la collaborazione con il Centro di Biotecnologia, a circa dieci anni fa. Dal 2010, infatti, l’AICS ha investito circa 2,9 milioni di euro per la valorizzazione del Centro, avvalendosi della collaborazione e delle competenze tecnico-scientifiche delle migliori università italiane nel campo delle biotecnologie. Oltre 10 anni di collaborazione hanno portato a un completo rinnovamento delle infrastrutture e delle dotazioni del Centro, alla formazione di 58 ricercatori nonché all'attivazione di un corso di Master in Biotecnologie, grazie alla collaborazione e supervisione delle Università di Sassari e Roma - La Sapienza. Sono stati coinvolti in questa attività altri 9 Istituti e Università italiane (tra cui il CNR, Sardegna Ricerche e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali della Sardegna) e 6 Istituzioni internazionali. Inoltre, attraverso un’ulteriore iniziativa, recentemente approvata dall’AICS, per il supporto ai Laboratori dell’Università Eduardo Mondlane, il Centro dovrebbe essere in grado di posizionarsi nel mercato dei servizi internazionali, dal momento che i servizi di analisi verrebbero certificati secondo la normativa ISO. Il Centro è oggi considerato una struttura all’avanguardia nonché un punto di riferimento per il controllo delle malattie trasmissibili e della qualità degli alimenti.

“Si tratta per noi dell’ennesima conferma dell’ottimo lavoro svolto dalla Cooperazione, dal Centro di Biotecnologia e dai nostri partner italiani” dichiara Ginevra Letizia, titolare della Sede AICS a Maputo. “Sin dalla nostra presenza nel Paese abbiamo investito nella cooperazione universitaria, coinvolgendo le eccellenze italiane, favorendo scambi di know-how tra studenti e docenti italiani e mozambicani, scommettendo sulla ricerca scientifica a tutela della sanità pubblica mozambicana. È una grande soddisfazione raccogliere i frutti di anni di cooperazione in un momento tanto critico per il Paese. Questo rafforza la nostra convinzione che, in un contesto di pandemia globale, l’unica risposta possibile sia una risposta collettiva”.

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Un ricercatore intervistato dai laboratori del Centro di Biotecnologia dell'Università Eduardo Mondlane

Una ricercatrice del Centro al lavoro

Il Direttore del Centro di Biotecnologia, Dr. Joaquim Saide

Nell'ambito dell'iniziativa per la formazione di biodiversità e biotecnologia, alcuni docenti italiani si recano regolarmente a Maputo a svolgere workshop e formazioni

 

Un progetto fruttuoso: la storia di “JOGÓ – Fruta Desidratada de Moçambique”

La piccola e coloratissima azienda “JOGÓ - Fruta Desidratada de Moçambique”, si trova nel distretto di Morrumbene, nel cuore dell’affascinante provincia di Inhambane, conosciuta in tutto il paese per l’accoglienza e la cordialità che caratterizza i suoi abitanti: battezzata dal navigatore Vasco da Gama come “terra de boa gente” più di 500 fa, questo appellativo continua ancora oggi a identificarla in tutto il paese. Quando andiamo a visitare la JOGÓ, effettivamente, siamo ben accolti dai lavoratori e dal personale.

L’unitá di trasformazione di frutta tropicale è stata inaugurata alla presenza del governatore della provincia di Inhambane nel mese di maggio 2016, e da allora è gestita dalla cooperativa locale KUVANGA, composta da 23 membri di cui 8 donne e 13 uomini, e supportata dal punto di vista tecnico e finanziario dalle due ONG bresciane SVI e SCAIP, che possono vantare ormai una decennale presenza sul territorio.

Il progetto JOGÓ è stato inizialmente finanziato da Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondazione Cariplo ed altri partner e realizzato dalle ong SVI, SCAIP e MMI; oggi, invece, è finanziato da AICS attraverso il progetto “Fruitful Cooperation”, che supporta le attività della cooperativa KUVANGA, con l’obiettivo di favorire l’inclusione economica delle famiglie di coltivatori. Oggi JOGÓ, marca commerciale di KUVANGA, è l’unica impresa mozambicana a produrre e distribuire frutta disidradata al naturale (mango, banana, cocco, e ananas), e proprio per questo motivo si sta gradualmente affermando sul mercato nazionale.

La frutta utilizzata viene acquistata direttamente dai piccoli produttori locali, in un’area in cui l’agricoltura è fondamentale per lo sviluppo del territorio; nel distretto di Morrumbene, infatti, il 97% della popolazione dipende da forme di agricoltura di sussistenza. La scarsità di risorse economiche, unitamente alla mancanza di conoscenze tecniche agricole e di corretta combinazione degli alimenti, rendono le comunità locali vulnerabili e soggette a casi di malnutrizione. In queste zone, la produzione locale fa fatica a decollare: i sistemi di trasporto, conservazione e trasformazione degli alimenti sono scarsamente sviluppati, cosí come il legame con i mercati nazionali ed esterni.

JOGÓ non ha una storia facilissima, e i risultati che ha raggiunto fino ad oggi sono frutto di un percorso fatto anche di sfide importanti. A nemmeno un anno dall’inaugurazione, il ciclone tropicale Dineo si è abbattuto furiosamente sulla provincia di Inhambane; tra le conseguenze disastrose che il fenomeno ha avuto (allagamenti, devastazione di aule scolastiche, centri di salute e ospedali), Dineo ha scoperchiato il tetto dell’ unitá produttiva, danneggiando apparecchiature e impianto elettrico. “Il ciclone ha paralizzato le nostre attività per circa 3 mesi”, ci racconta Grethel Gianotti, capo programma del progetto “Fruitful Cooperation”, “ma non abbiamo mai perso la speranza, ci siamo messi subito all’opera, sia in Mozambico che in Italia, ognuno per quanto e come poteva”. La riapertura di JOGÓ e la ricostruzione degli edifici danneggiati è potuta avvenire in tempi rapidi anche grazie al tempestivo aiuto di centinaia di bresciani e non solo, che hanno risposto all’appello della campagna lanciata dalle ONG e dalla diocesi di Brescia #piùfortidelciclone e raccolto circa 150 mila Euro.

Le vendite della frutta disidratata inizialmente hanno tardato a decollare principalmente a causa di un packaging non molto attrattivo, aspetto tralasciato per priorizzare invece l’aspetto  qualitativo del prodotto, ormai raggiunto, e per la mancanza di un piano di marketing.

Nonostante il ciclone, nonostante le difficoltà legate alle deboli connessioni con canali di commercio e la distanza dalla capitale Maputo, JOGÓ si sta rialzando e ha recentemente ottenuto ottimi risultati, continuando a puntare in alto con l’ambizioso obiettivo di iniziare ad esportare la frutta coltivata dai piccoli produttori di Inhambane oltreoceano. E l’obbiettivo si rivela sempre più concreto: alcuni campioni dei prodotti sono stati recentemente inviati a un laboratorio di analisi italiano, e il risultato è che il mango, la banana, il cocco, l’ananas e la moringa prodotti da JOGÓ sono risultati conformi ai requisiti europei e internazionali di igiene e sicurezza alimentare. Solo nel 2018 sono stati trasformati 31.000 kg di frutta, tra cocco, mango, banana, ananas e moringa, mentre la struttura e tutti i flussi di processo (prodotto e personale) dell’unità produttiva sono stati recentemente certificati HACCP (analisi dei rischi e punti critici di controllo), un sistema utilizzato per garantire la salute e la sicurezza dei consumatori nel settore alimentare. Nel mese di novembre 2018, la cooperativa KUVANGA ha vinto il Premio Qualità 2018 – Categoria Piccola e Media Impresa dell’Anno, un importante riconoscimento attribuito annualmente dall’istituzione Nazionale per la Certificazione del Mozambico. KUVANGA ha anche ottenuto il marchio «Made in Mozambique» nel giugno del 2018, che attesta l’utilizzo di risorse nazionali e il rispetto della legislazione in termini fiscali e legali, garantendo un impatto diretto nella crescita della produzione nazionale.

Con il lancio di un nuovissimo packaging avvenuto pochi giorni fa, JOGÓ sembra pronta per conquistare, con il suo prodotto naturale e nazionale al 100%, il mercato mozambicano e internazionale.

In questo video, raccontiamo come funziona la fabbrica JOGÓ.

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Si parla ancora di CinemArena

Ad alcuni mesi dalla sua conclusione, il CinemArena continua a far parlare di sé: promossa dal nostro ufficio come componente di sensibilizzazione di un programma sanitario sulle malattie non trasmissibili, l’iniziativa si è conclusa a fine luglio con la proiezione della finale dei mondiali di calcio a Ilha de Moçambique, antica capitale mozambicana.

Il numero di ottobre della “Rivista del Cinematografo”, storica rivista della Fondazione Ente dello Spettacolo, ha messo in prima pagina e pubblicato un reportage, firmato dalla giornalista Tiziana Ferrario, sul CinemArena. Il reportage racconta la straordinaria avventura della carovana itinerante di cinema e spettacolo, che per un mese ha svolto proiezioni cinematografiche e delle partite dei mondiali in 24 comunità remote nelle provincie di Zambezia e Nampula (le più popolose del Mozambico). La carovana, composta da una ventina di persone tra personale di progetto, tecnici audio e video, funzionari del Ministero della Salute e del Ministero della Gioventù e dello Sport, e fotografi, ha percorso circa 8.500 km, spesso su strade sterrate o di difficile accesso, ed ha potuto contare su una media di circa 1.500 partecipanti per ogni serata.

“Possono essere molto massacranti le giornate per i ragazzi e le ragazze di CinemArena. Ci vuole tanto affiatamento per reggere a questi ritmi. Si dorme poco, per lo più in tenda e si sta sempre insieme”, testimonia la giornalista, che ha viaggiato con la nostra carovana per documentare l’iniziativa intervistando i membri dell’equipe e le comunità locali.

Oltre alle partite dei mondiali, sono stati proiettati alcuni classici del cinema italiano e mozambicano (da “Ladri di Biciclette” a “Comboio de Sal e Açúcar”, film sul conflitto civile mozambicano ambientato proprio in alcuni dei villaggi dove la carovana è passata). Tiziana Ferrario non ha solo partecipato alle serate del CinemArena, ma è riuscita a cogliere e condividere le emozionanti reazioni che hanno accompagnato le proiezioni: “Un’altra serata quando hanno proiettato AnimaMundi, documentario sugli animali, il mio stupore si è associato a quello dei presenti, ma per ragioni molto diverse. Per alcuni, incredibile in Africa, è stata la prima volta che hanno potuto vedere un leone o un elefante”, osserva.

L’obbiettivo delle proiezioni era quello di attirare l’attenzione delle comunità per svolgere una campagna di prevenzione ed educazione sanitaria, che ogni sera si è realizzata attraverso la proiezione di filmati educativi, dibattiti comunitari, e pièce teatrali, una forma di comunicazione particolarmente efficace nei contesti rurali.

La giornalista conclude raccontando la proiezione della finale dei Mondiali nella fortezza di São Sebastião a Ilha de Moçambique, antica capitale del Mozambico, luogo denso di significato storico (essendo un crocevia della tratta degli schiavi) e dall’innegabile fascino in stile decadente. “Passeggiando per i suoi vicoli sono visibili ancora oggi i segni di una storia visibile attraverso gli stili diversi dei tanti edifici, da quelli religiosi a quelli pubblici come la residenza del Governatore oggi diventata un museo, al vecchio Ospedale che sembra abitato da fantasmi, alle abitazioni più semplici. Antichi relitti di galeoni giacciono ancora nei fondali dell’isola e attendono che qualcuno sveli i loro carichi preziosi”.

Il reportage integrale di Tiziana Ferrario, accompagnato dagli scatti di Luigi Carta, si può trovare sul numero di ottobre della rivista.

Sul nostro canale YouTube è anche disponibile un breve documentario sull’iniziativa, realizzato da Francesca Rocchio, che racconta attraverso riprese, immagini e interviste ai membri della carovana l’avventura del CinemArena nei vilaggi del Mozambico.

 

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AICS insieme a UNICEF e Comunità di Sant’Egidio contro l’HIV in Mozambico

ZERO.

Questo è il numero di neonati da madri HIV-positive che nel 2018 ha contratto il virus per trasmissione verticale, registrato presso il Centro di Salute di Machava (Maputo).

Il risultato è stato ottenuto grazie un'azione congiunta della Cooperazione Italiana, UNICEF e Comunità di Sant'Egidio, del valore di 1,5M€, per l’implementazione di un progetto destinato al rafforzamento dei servizi di prevenzione della trasmissione verticale (madre-figlio) dell’infezione HIV e trattamento del virus in età pediatrica in Mozambico. Sedi dell’iniziativa sono le province di Maputo, Gaza e Sofala. L’intervento è stato realizzato all’interno dei centri di cura DREAM della Comunità di Sant’Egidio.

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute locale, in Mozambico vi sono 120.000 donne in gravidanza annualmente infettate dall’HIV, con un tasso di trasmissione verticale del 14%. Il centro DREAM di Machava, a pochi kilometri da Maputo, accoglie oltre 4.000 utenti ogni mese, assistiti da 25 persone tra medici, infermieri, operatori sanitari, attivisti e personale di supporto.

Il dimensionamento della struttura segue un modello Hub-and-Spoke ad elevata efficienza. A partire dall’area di accoglienza ed attesa, il paziente è indirizzato a locali dedicati a visite ed analisi. La struttura dispone di un’ area “family” riservata a donne incinte o madri accompagnate da bambini. Ogni paziente si rifornisce presso la farmacia interna, che dispensa medicinali per la cura dell’HIV e delle patologie associate - rigorosamente gratuiti, come indicano i numerosi cartelli affissi. Sul retro della clinica c’è poi un magazzino per la conservazione di alimenti, dispensati ai pazienti più vulnerabili con finalità di supporto nutrizionale.

Ad ogni individuo che accede al Centro viene offerto un pacchetto completo di assistenza, sia in sede che in regime di continuità delle cure. Per garantire questa fondamentale componente di follow-up è dirimente il ruolo degli attivisti, impegnati a recarsi regolarmente presso il domicilio dei pazienti per verificare il loro stato di salute e mantenere sempre elevato il livello di attenzione sulla patologia.

Si stima che oltre 1/3 dei pazienti dell’Africa Sub-Sahariana abbandoni la terapia entro il primo anno. Questa cifra sale al 48% se si tratta di adolescenti tra i 15 ed i 24 anni, significativamente più inclini a sospendere l’assunzione di farmaci salvavita. Per questo motivo, le porte DREAM aprono alle 6:30 del mattino: una strategia per favorire l’accesso alle cure dei ragazzi prima del loro ingresso a scuola.

Anche la tecnologia rappresenta un valido aiuto per il monitoraggio dell’aderenza alla terapia. I Centri di Cura sono infatti dotati di un software proprietario che gestisce degli alert nel caso il paziente non si rifornisca tempestivamente dei farmaci o rinunci alle visite programmate. Il tema assume grande rilevanza in particolare nei casi di trasmissione verticale del virus. Segnatamente, quando la madre sieropositiva si attiene scrupolosamente al trattamento durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, il rischio di contagio è molto basso.

Vi sono, infine, implicazioni a lungo termine: più precoce è l’insorgenza dell’infezione e l’inizio del trattamento, maggiore è la probabilità di sviluppo di resistenza alla terapia in età adulta.

In conclusione, l’approccio olistico al paziente rappresenta la caratteristica vincente di questa iniziativa, assicurando elevati tassi di aderenza ai trattamenti.

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