Workshop di validazione dello studio strategico sull’espansione della rete dei Centri Multimediali Comunitari e della Rete del Governo.

Il 18 giugno si è svolto a Maputo il workshop di validazione dello studio strategico sull’espansione della rete dei Centri Multimediali Comunitari (CMC) e della Rete Governativa (GovNet).

L’evento ha riunito circa 90 partecipanti in rappresentanza di istituzioni governative, partner di sviluppo, enti accademici e di ricerca, organizzazioni della società civile e settore privato.

Tra i partecipanti di rilievo figuravano il dott. Fabio Strinati, dirigente dell’Ufficio III – Opportunità e Sviluppo Economico dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS); Maria Cristina Pescante, Vicetitolare e Reggente ad interim della Sede Regionale AICS di Maputo; Igna Macule, Ispettrice generale del Ministero delle Comunicazioni e della Trasformazione Digitale (MCTD); e Deborah Capela, Responsabile del Settore Digitalizzazione della Delegazione dell’Unione europea in Mozambico.

Il workshop ha segnato la fase finale dello studio strategico commissionato da AICS e realizzato dalla società di consulenza NIRAS Mozambico, in stretta collaborazione con la Delegazione dell’Unione europea a Maputo e il MCTD.

Lo studio è finanziato nell’ambito del programma D4D Hub, una piattaforma multilaterale guidata dall’Unione europea che opera secondo l’approccio Team Europe. L’iniziativa promuove partenariati multisettoriali e incentiva gli investimenti a sostegno di una trasformazione digitale incentrata sulle persone, costituendo uno strumento chiave per il raggiungimento degli obiettivi digitali della strategia Global Gateway.

Coinvolgendo cinque province e 17 distretti del Mozambico, lo studio ha avuto l’obiettivo di produrre evidenze tecniche, individuare opzioni operative e garantire la validazione istituzionale necessaria a supportare il processo decisionale relativo all’espansione della GovNet e allo sviluppo della rete dei CMC.

Questo approccio ha permesso di creare una base condivisa e solida di evidenze, essenziale per orientare le future decisioni del Governo del Mozambico in merito all’espansione della GovNet e al rafforzamento dei Centri Multimediali Comunitari, due pilastri fondamentali per garantire l’accesso delle popolazioni rurali ai servizi pubblici digitali, contribuendo alla riduzione delle disuguaglianze territoriali e a una trasformazione digitale più inclusiva.

Nel corso del suo intervento, il dott. Fabio Strinati ha sottolineato: «Tutte queste iniziative dimostrano come il D4D Hub sia diventato uno strumento concreto per rafforzare il dialogo politico, facilitare il trasferimento di conoscenze e costruire partenariati duraturi tra l’Europa e i Paesi partner. Dimostrano inoltre il valore dell’approccio Team Europe, che consente di mobilitare in modo coordinato competenze, risorse e capacità operative degli Stati membri e delle istituzioni europee».

Lo studio rappresenta inoltre un esempio concreto di questo approccio, basato sull’ascolto, sulla raccolta di evidenze e sulla collaborazione tra attori pubblici e privati, con l’obiettivo di formulare raccomandazioni realistiche, orientate all’azione e capaci di sostenere il Governo del Mozambico nelle sue decisioni strategiche.

Le evidenze generate dallo studio consentiranno ora di orientare l’espansione della GovNet verso nuovi distretti, contribuendo a ridurre il divario digitale e a promuovere un accesso più equo ai servizi pubblici digitali in tutto il Paese.

Il sorriso di Adinha

Nel villaggio di Muda Serração, dove il rumore delle macchine non risuona più da molti anni e il tempo sembra scorrere al ritmo della terra, vive Adinha Pita, una giovane di 26 anni con un sorriso che insiste a brillare anche quando la vita si fa pesante.

Muda Serração ha preso il nome da un’antica segheria, la più vecchia della provincia di Manica, oggi silenziosa. Qui le donne lavorano la terra, si prendono cura dei figli e della casa, mentre gli uomini, per la maggior parte, partono per le miniere del Sudafrica.

Anche Adinha un tempo aveva costruito i sogni in coppia. Ma la vita, a volte, sceglie cammini difficili. Gravi problemi nel matrimonio l’hanno costretta a tornare a casa dei genitori, portando con sé ciò che conta di più: sua figlia Betty, di 6 anni, e il piccolo António, di soli 4 mesi.

Il padre dei bambini è rimasto indietro — e con lui la responsabilità che non si è mai tradotta in un reale sostegno. Ma Adinha non ne parla con amarezza. Parla del futuro.

Mentre António sorride nella capulana che lo avvolge sulla schiena della madre, lei immagina il giorno in cui potrà ricominciare. Aspetta solo che il bambino cresca un po’, che arrivi ai sei mesi, per poter andare a cercare lavoro — o ancora meglio, creare il proprio percorso.

Adinha ha fatto un passo decisivo quando ha frequentato un corso di cucina all’IFPELAC, a Chimoio, promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in cooperazione con le autorità distrettuali, nel quadro dello sviluppo economico locale. È stata selezionata tra diversi candidati e, fin dall’inizio, si è distinta per dedizione e voglia di imparare. Durante la formazione ha perfezionato tecniche, acquisito fiducia e ha iniziato a immaginare nuove possibilità per il suo futuro.

Alla fine del corso, ha ricevuto più di un certificato: ha ricevuto utensili per sognare. Un bollitore elettrico, una planetaria, un tavolo, una sedia e un forno elettrico per dolci — piccoli beni che, nelle mani giuste, si trasformano in ponti concreti verso un futuro diverso.

“Qui non è facile vendere dolci — dice. — Le persone non sono molto abituate alle feste. È una zona rurale.”

I prezzi delle torte variano tra 650 e 1000 meticais a seconda della grandezza.

Eppure, ci sono giorni speciali. Il 1° giugno, per esempio, quando si celebra la Giornata del bambino mozambicano. In quei momenti qualcuno si ricorda di Adinha. E lei risponde con dedizione, trasformando farina, uova e zucchero: torte decorate che portano gioia alla festa.

E Adinha sogna molto di più delle torte.

Immagina un piccolo spazio ai bordi della strada — Muda Serração si trova tra Muxúnguè e Inchope — un luogo dove i viaggiatori possano fermarsi e trovare cibo caldo: riso, sughi, chamussas. Un piccolo banco dove possa vendere cibo pronto e guadagnare abbastanza per sé e per i suoi figli.

“Qui non ci sono banchetti così — dice. — Sarebbe una buona opportunità.”

E lei ci crede. Ci crede con una certezza calma, di quelle che non fanno rumore ma resistono.

Non è sola. Il signor André Bartolomeu, punto focale del DELPAZ nel distretto di Gondola, segue il suo percorso con attenzione.

“È una brava ragazza — dice. — Lo ha dimostrato durante il corso. E ha lottato molto.”

Lui crede che Adinha riuscirà a trovare il suo spazio. E anche lei ci crede.

Per ora Adinha trova forza nelle piccole cose: nel sorriso di Betty, nel respiro tranquillo di António e nei messaggi scambiati con le colleghe del corso in un gruppo WhatsApp dove condividono idee, sfide e coraggio.

Perché, in fondo, Adinha sa: la sua storia non è fatta solo di difficoltà. E mentre il mondo intorno a lei sembra fermo, come la vecchia segheria che ha dato il nome al villaggio, dentro di lei tutto continua a muoversi. Il futuro non è ancora arrivato — ma è già iniziato.

 

Il primo fabbro di Pindanganga

Lucas Daniel ha 22 anni e non ha mai lasciato Pindanganga, un piccolo villaggio nel distretto di Gondola. È lì che è cresciuto, tra terra rossa, alberi di mango, canna da zucchero, campi di mais e sorgo. Ha studiato fino alla decima classe e, dopo di allora, ha iniziato ad aiutare i genitori nella loro piccola azienda agricola.

Per molto tempo, il suo futuro sembrava già segnato: lavorare la terra, proprio come il padre. Tuttavia, nel 2024 è arrivata un’opportunità che avrebbe cambiato il corso della sua vita. Lucas è stato selezionato, insieme ad altri venti giovani del distretto, per frequentare un corso di formazione all’IFPELAC di Chimoio, promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in collaborazione con le autorità distrettuali, nel quadro dello sviluppo economico locale.

Sono state solo due settimane, ma intense — sufficienti per aprirgli nuovi orizzonti e risvegliare nuove prospettive sul suo futuro.

Nel suo villaggio non c’era alcun fabbro. Qualsiasi problema con parti metalliche obbligava le persone a percorrere decine di chilometri. Lucas ha visto in questa mancanza un’opportunità. Senza esitazione, ha scelto il corso di fabbro.

Dopo la formazione, è tornato a Pindanganga con un’idea chiara: iniziare subito. Nell’agosto 2025, con il kit ricevuto e molta determinazione, ha aperto una piccola officina improvvisata all’ingresso del negozio di una donna che vende un po’ di tutto, alla fine della strada principale del villaggio. Per ora non paga l’affitto. Ha comprato un piccolo generatore da 220 watt, pagato a rate, e ha avviato la sua attività.

Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle sette del mattino fino al tramonto, Lucas è lì. Saldatura, riparazioni, lavori di fabbro. Fa ciò che prima nessuno nel villaggio poteva fare.

Il giorno in cui lo abbiamo incontrato stava lavorando su una moto. Una moneta da 10 meticais aveva causato un foro in un pezzo metallico. Lucas ha recuperato piccoli pezzi di lamiera, li ha adattati con cura e, con la sua saldatrice, ha ridato vita al pezzo danneggiato. Il cliente ha pagato 230 meticais — un servizio che, senza di lui, avrebbe richiesto un lungo viaggio. Lucas guadagna un profitto di circa 2.000 meticais a settimana. Non ha ancora un conto bancario e di solito deposita il denaro tramite E-mola.

Nei fine settimana, Lucas si dedica alla chiesa, alla sua formazione e ad aiutare il padre nei campi. Ma la sua mente è ancora piena di progetti.

Il suo sogno è chiaro: acquistare un generatore più potente e una saldatrice più robusta — quella che usa attualmente è debole, si surriscalda facilmente e lo costringe a interrompere spesso il lavoro. Più di questo, vuole costruire una vera officina, uno spazio proprio dove poter lavorare e, chissà, formare altri giovani.

Ha già scelto anche il nome: “Officina Majdimba”, in onore del padre.

Il progetto è ambizioso ma concreto: tra terreno, materiali da costruzione e un nuovo generatore, stima un costo totale di circa 50.000 meticais.

Il padre, Majdimba — il cui vero nome è Daniel Maparadji — segue tutto con orgoglio. Ex combattente della Renamo, originario del distretto di Buzi, nella provincia di Sofala, ha vissuto i difficili anni della guerra civile. Smobilitato nel 1992 e nuovamente nel 2021, dopo l’Accordo di Maputo del 2019, vede oggi nel percorso del figlio un segno di speranza e rinascita. Dove lui ha conosciuto la guerra, Lucas sta costruendo il futuro — pezzo dopo pezzo.

 

Forgiare il futuro

Nel villaggio di Catandica, nel distretto di Báruè, la vita non è mai stata facile per Izaquel Mário. A soli 18 anni e avendo studiato fino alla ottava classe, il futuro sembrava incerto e pieno di poche opportunità. In una terra dove il lavoro è scarso, molti giovani finiscono per perdere la speranza troppo presto.

La vita di Izaquel ha iniziato a cambiare quando è stato selezionato per partecipare a un corso di formazione promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in cooperazione con le autorità distrettuali, nel quadro dello sviluppo economico locale. Figlio di un ex combattente della RENAMO, ha visto in questa opportunità una porta che si apriva verso un nuovo cammino. È partito per Chimoio con altri giovani e ha scelto il corso di fabbro meccanico presso l’IFPELAC.

Sono state due settimane intense, ricche di apprendimento. Anche se brevi, gli hanno dato le basi di una professione e, soprattutto, la possibilità di credere in un futuro diverso. Izaquel è timido e non parla bene il portoghese, ma quando si esprime nella sua lingua locale parla con sicurezza — ed è lì che si percepisce la sua determinazione.

Accanto a lui c’è sempre il padre, Mário Amadeu, un uomo dalle idee chiare e con un grande senso di responsabilità. Con dodici figli, conosce bene il valore di un’opportunità. “Dobbiamo aiutare i nostri giovani a trovare una strada”, dice. “Senza lavoro, cosa possono fare? Se non diamo loro opportunità, rischiano di seguire percorsi sbagliati.” Mário Amadeu è uno dei partecipanti DDR dell’Accordo di Maputo del 2019. Era già stato smobilitato nel 1994, dopo la firma dell’Accordo Generale di Pace del 1992, avendo aderito alla lotta nel 1982 nella provincia di Sofala. Oggi vuole solo la pace.

Dopo la formazione e la ricezione del kit di lavoro, il padre ha capito che non sarebbe stato facile per Izaquel iniziare da solo. Due settimane non erano sufficienti per padroneggiare il mestiere. Ha quindi deciso di cercare l’aiuto di un maestro serramentiere per avviare l’attività.

Ha così reclutato Alberto Linosse Macolone, che aveva imparato il mestiere di fabbro in Zimbabwe ma non aveva mai avuto l’opportunità di lavorare al suo ritorno. Quando ha ricevuto la proposta, ha accettato immediatamente.

Oggi Izaquel e Alberto, sotto la supervisione del padre Mário, lavorano in una piccola officina situata all’ingresso di Catandica, lungo la N6. Lo spazio è stato concesso gratuitamente da un commerciante locale, il che rappresenta un grande aiuto. Con impegno hanno iniziato a produrre sedie in ferro, carriole e grate per finestre.

I guadagni: una sedia viene venduta a 250 meticais, una carriola a 2.500 e le grate rendono circa 500 meticais per la manodopera. Non è molto, ma è sufficiente per coprire l’essenziale.

Ancora più importante, però, è l’inizio di una nuova storia. Tra il suono del ferro modellato e il lavoro quotidiano, Izaquel non sta solo imparando un mestiere — sta costruendo il suo futuro. E il padre Mário può dedicarsi alla sua machamba, tenendo sempre un occhio rivolto all’officina a bordo strada.

 

João e Ana: la luce di Nhamassonge

Nel cuore di Nhamassonge, dove la strada principale prosegue verso la storica Fortezza di Massangano, prende forma il sogno di due giovani elettricisti: João e Ana. C’è unapiccola costruzione, in fondo alle altre del mercato, ancora priva di tutto il materiale necessario, ma già piena di significato. È lì che João Augusto Toeza, 24 anni, inizia a dare forma al suo futuro.

João ha idee chiare — chiare come la luce — il che forse spiega la sua scelta del settore elettrico. Dopo aver frequentato il corso di elettricista installatore all’IFPELAC, nella città di Chimoio, promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in coordinamento con le autorità distrettuali per il rafforzamento della formazione professionale e dello sviluppo locale, è tornato con una nuova prospettiva. È tornato non solo con maggiori conoscenze tecniche, ma anche con una visione più ampia del proprio futuro e del contributo che può offrire alla sua comunità.

Non è tornato da solo. Al suo fianco c’è Ana Assane Saísse, anche lei di 24 anni, compagna di formazione e ora socia nell’attività. Insieme sognano in grande, anche se le risorse sono ancora poche. Il negozio è già stata costruito, allineato alle altre costruzioni del mercato. Manca solo l’insegna che annuncerà al mondo: “Luce di Nhamassonge – installazioni e materiale elettrico”.

Ma non tutto è semplice. A Nhamassonge non è disponibile materiale elettrico. Ogni filo, ogni interruttore, ogni lampadina deve arrivare da Guro. “È un problema”, dice João, con la serenità di chi ha già imparato a non arrendersi di fronte alle difficoltà. Anche il denaro scarseggia, e ogni metical conta. Eppure, vanno avanti, passo dopo passo.

Mentre l’attività non prende ancora pienamente forma, João e Ana continuano a lavorare. Realizzano installazioni nei dintorni — servizi semplici, ma essenziali. Per 500 meticais portano la luce nelle case, mentre il materiale è a carico dei clienti. È poco, ma è un inizio.

La comunità riconosce già il valore del giovane elettricista. La capo del posto amministrativo, Marta João Dafrene, non nasconde la sua soddisfazione: prima, qualsiasi guasto significava aspettare qualcuno proveniente da Guro. Ora è João a risolvere. E lo fa bene.

Il corso, sebbene breve, ha portato più di una semplice formazione tecnica. Per molti giovani di Nhamassonge è stata la prima volta lontano dalla propria terra. Il primo viaggio in autobus fino a Chimoio. Un’esperienza che ha allargato gli orizzonti e mostrato che il mondo è più grande — e pieno di possibilità.

E lì, tra sogni e sfide, c’è anche la piccola Eduarda, che dorme tranquillamente sulla schiena della madre, protetta dalla capulana. Forse senza saperlo, fa già parte di questa storia di coraggio e costruzione.

João sorride quando parla del futuro. “Quando avremo tutto pronto, con il materiale e l’insegna al suo posto, manderemo una fotografia.” Non è solo una promessa — è una certezza.

 

Nelle campagne di Sanga, tra tradizione e innovazione

A Sanga, un quartiere un tempo pieno di vita nel distretto di Guro, ci sono oggi poche case. Con il passare degli anni, gran parte degli abitanti si è trasferita in una zona più vicina al villaggio, in cerca di migliori condizioni — elettricità, acqua e altri servizi. Questo nuovo spazio è stato ufficialmente chiamato Sanga 2, anche se gli abitanti gli hanno dato il nome di Medzachumbo. Ma non tutti sono partiti.

Tra coloro che sono rimasti c’è il signor Feniasse Pita, presidente dell’Associazione Sinembo — “Non sono stato io” — un’organizzazione dedicata al sostegno di orfani e anziani. Con la sua famiglia ha continuato a coltivare la terra che da sempre sostiene generazioni. La sua machamba, ampia e fertile, è un vero mosaico di vita: ortaggi freschi, mais e alberi da frutto che offrono guave, limoni, arance e mandarini. Nella boscaglia, ai piedi della montagna, ha anche arnie migliorate che producono miele di qualità invidiabile.

È in questo ambiente che è cresciuto Tendai Pita, suo figlio, oggi trentunenne. Fin da piccolo ha imparato i fondamenti dell’agricoltura osservando il padre e lavorando la terra. Tuttavia, Tendai ha ambito a fare di più. Ha frequentato l’Istituto Superiore Politecnico di Manica e, nel 2024, è stato selezionato per un corso di formazione presso l’Istituto Agrario di Chimoio (IAC), promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in coordinamento con le autorità e le istituzioni locali, nel quadro del sostegno alla formazione e al rafforzamento di iniziative come l’associazione Sinembo.

Per Tendai, la formazione è stata più di una revisione: è stata una scoperta. “Conoscevo già molto di ciò che gli istruttori spiegavano, ma ho comunque imparato molte cose nuove”, afferma con convinzione. Insieme al suo collega Edson Lenate, 28 anni, e ad altri cinque giovani, ha iniziato ad applicare queste conoscenze in una machamba di quasi mezzo ettaro, concessa dal padre.

Il campo è coperto di lattuga e altre verdure. Con semi ricevuti nel kit DELPAZ, hanno avviato il primo raccolto, venduto e poi reinvestito. “Questo sarà il nostro secondo raccolto e speriamo di guadagnare abbastanza per iniziare ad avere qualche dividendo”, racconta Tendai, con lo sguardo pieno di speranza. 

Tra le tecniche che li hanno più entusiasmati c’è la produzione di biopesticidi. Con ingredienti semplici come peperoncino, sapone e foglie di ricino hanno imparato a proteggere le piante dai parassiti in modo più sostenibile. “Il sapone aiuta a fissare la miscela e intrappola i parassiti”, spiegano. Tuttavia, quando l’infestazione è grave, ricorrono agli insetticidi — ma con cautela e monitoraggio quotidiano.

Un’altra innovazione è stato l’uso della pacciamatura, una tecnica che aiuta a conservare l’umidità del suolo — qualcosa che non avevano mai sperimentato prima.

Il kit collettivo includeva anche strumenti essenziali: zappe, machete, annaffiatoi e una motopompa. Nonostante la scarsità di carburante, hanno trovato una soluzione creativa. “Usiamo la motopompa con l’energia solare del papà”, dice Tendai con orgoglio.

La produzione viene venduta al mercato di Guro oppure direttamente nella machamba, dove arrivano i clienti. Edson, dal canto suo, sottolinea un altro importante insegnamento: la conservazione del mais. “Prima conservavamo la pannocchia intera. All’IAC abbiamo imparato a sgranare e conservare solo i chicchi, il che migliora la conservazione.”

Per questi giovani, il corso è stato un vero valore aggiunto. I risultati sono già visibili nella terra che coltivano e nell’entusiasmo con cui parlano del futuro. E, dietro tutto questo, tra le montagne che circondano la machamba, rimane lo sguardo attento ed esperto del signor Feniasse — una guida silenziosa che continua a seminare conoscenza e speranza.

 

Sognare in grande nel cuore del mato

Nel cuore del distretto di Guro si trova il posto amministrativo di Nhamassonge. È una terra di circa undicimila abitanti, conosciuta con il nome ereditato dai massonge, piccoli cetrioli dalla buccia spinosa che crescono resistenti in quel suolo caldo e polveroso, punteggiato da imponenti baobab secolari.

È lì che vive Carlitos Eusébio Zondane, un uomo di 35 anni la cui vita è fatta di lavoro, sogni e perseveranza.

Ai margini della strada principale, molto vicino alla sede del posto amministrativo, insieme ad altre, sorge il suo piccolo negozio — semplice, ma pieno di vita. Lì Carlitos vende bibite, piccoli alimenti e il tradizionale malambe (frutto del baobab). Allo stesso tempo svolge un’altra funzione essenziale per la comunità: è agente E-mola, facilitando le transazioni e mettendo in contatto le persone in un mondo sempre più digitale.

Ma Carlitos non si è fermato qui.

Spinto da una visione più ampia, ha deciso di imparare una nuova professione. Nel 2024 è stato selezionato per un corso di formazione promosso nell’ambito del programma DELPAZ, in cooperazione con le autorità distrettuali, nel quadro dello sviluppo economico locale. Sono state solo due settimane, ma intense — tempo sufficiente per risvegliare in lui una nuova vocazione: è diventato fabbro meccanico.

La scelta non è stata casuale. Nella sua regione non esisteva alcun fabbro meccanico. Dove molti vedevano un limite, Carlitos ha visto un’opportunità.

Di recente ha fatto un altro passo: ha aperto la sua piccola officina di fabbro, alimentata dall’energia dei pannelli solari installati nel villaggio. Per Carlitos, ogni pezzo lavorato rappresenta non solo reddito, ma anche orgoglio.

La sua determinazione lo ha portato più lontano di quanto avesse mai immaginato. Per la prima volta ha preso un aereo diretto a Maputo. Lì, nel novembre 2025, ha partecipato a una conferenza organizzata dall’Istituto per la Democrazia Multipartitica (IMD), partner del DELPAZ. Conserva con cura le fotografie di quel viaggio — soprattutto quelle in cui appare accanto a Dom Dinis Sengulane e Oscar Monteiro. Ogni volta che le mostra, i suoi occhi brillano.

“È stato meraviglioso!” dice, senza nascondere l’emozione.

Nonostante i successi, Carlitos mantiene i piedi ben saldi a terra. Paga regolarmente le tasse e lavora ogni giorno per migliorare la sua arte. Il suo desiderio più grande ora è chiaro: ottenere la licenza ufficiale di fabbro. “Ho già il certificato, ma so che devo mettere da parte un po’ di soldi per ottenere la licenza.”

E così continua Carlitos, tra il suono del metallo e il movimento della strada, costruendo il proprio futuro con le sue mani. In un luogo dove le opportunità sono rare, è diventato un esempio di come, con coraggio e determinazione, si possano aprire strade — anche nel cuore della boscaglia.

 

Tra fili e sfide: Eneida continua a sognare

Eneida Domingos, 21 anni, ha sempre creduto che il suo futuro potesse essere diverso. Determinata, curiosa e laboriosa, è stata selezionata per frequentare il corso di Elettricità Installatrice presso l’IFPELAC, nell’ambito della formazione promossa dal DELPAZ, in coordinamento con le autorità distrettuali locali responsabili della mobilitazione e selezione dei partecipanti — una scelta che avrebbe finito per trasformare la sua vita.

Figlia di un ex guerrigliero della Renamo, Eneida è cresciuta in un contesto segnato dagli effetti del conflitto armato nel suo distretto, che ha rallentato non solo lo sviluppo locale, ma anche l’accesso a tecnologie moderne, inclusi sistemi di illuminazione più efficienti e armoniosi, come quelli osservati in città più sviluppate del Paese e del mondo.

Fin dall’inizio della formazione si è distinta per la sua dedizione. Mentre molti compagni approfittavano delle pause per riposare, Eneida restava in aula, concentrata su fili, circuiti e collegamenti che tanto la affascinavano. “Mi piaceva davvero”, ricorda. “L’elettricità mi affascinava e sentivo che poteva essere una grande opportunità per me.”

In una precedente intervista, mentre frequentava il corso, aveva affermato che quella era l’opportunità che aveva trovato per formarsi, permettendole di acquisire conoscenze per realizzare il suo sogno: vedere il suo villaggio utilizzare tecnologie moderne per l’illuminazione di case e strade, con soluzioni come l’uso di fotocellule — che permettono di attivare l’illuminazione automaticamente — o lampadine intelligenti controllate da applicazioni, ancora poco diffuse nella sua regione, sebbene già comuni in altri luoghi.

“La formazione mi ha aiutata ad avere nuove idee per apportare cambiamenti nel mio distretto, portando soluzioni che molte persone già usano in città più sviluppate”, affermava con entusiasmo.

Dopo aver concluso il corso, è tornata a Guro portando con sé non solo conoscenze tecniche, ma anche uno scopo. Poco tempo dopo ha ottenuto uno stage di 45 giorni presso l’Electricidade de Moçambique (EDM), dove ha approfondito le sue competenze. “Ho imparato molto più delle semplici installazioni elettriche. È stata un’enorme opportunità di crescita, ma purtroppo l’EDM non sta assumendo nuovo personale.”

Tuttavia, il ritorno alla realtà ha portato sfide. In un contesto ancora segnato da pregiudizi, Eneida si è trovata di fronte a sguardi di diffidenza e dubbi sulla capacità di una donna in una professione tradizionalmente dominata dagli uomini. “Una donna elettricista è ancora vista male”, afferma. “Ma non è vero che non sappiamo fare questo lavoro. Siamo capaci quanto gli uomini.”

In un mondo in cui il maschilismo limita ancora le opportunità, inseguire un sogno richiede più del talento: richiede coraggio. E Eneida lo dimostra ogni giorno.

Piano piano, sono arrivate alcune opportunità. “Ho già fatto alcune installazioni in case”, racconta. “Sono ancora poche e non riesco a garantire il mio sostentamento.” Ogni lavoro rende circa 600 meticais, una cifra ancora insufficiente per raggiungere la stabilità, soprattutto in un contesto di forte concorrenza nel villaggio.

Nonostante tutto, Eneida non si arrende. Continua a credere che i sogni siano possibili, anche quando il percorso è più difficile per una donna. “Vorrei aprire un’azienda femminile di installazioni elettriche. Questo è ancora il mio sogno.”

Nell’ultimo anno ha realizzato più di dieci installazioni e inizia lentamente a guadagnare riconoscimento. Con lo sguardo rivolto al futuro, sta valutando di trasferirsi a Mungari, dove c’è meno concorrenza e maggiore domanda di servizi elettrici. “Sto ancora pensando. A Mungari è arrivata l’elettricità ma non ci sono elettricisti. Devo mettere da parte un po’ di soldi per mantenermi nei primi mesi. Ho conoscenti lì che, all’inizio, possono aiutarmi.”

La storia di Eneida è un esempio di perseveranza in un mondo che non sempre facilita il cammino delle donne. È la prova che, nonostante gli ostacoli, i sogni restano vivi — e che, con coraggio e determinazione, è possibile illuminare il futuro, passo dopo passo, filo dopo filo.

 

Il Punto Verde di Macossa può ora contare su un trattore

A Macossa, il Punto Verde è tornato a prendere vita. I membri dell’Associazione esprimono soddisfazione e lodano i progressi per lo sviluppo economico del distretto, grazie al programma DELPAZ, in collaborazione con il governo locale e con l’Istituto Agrario di Chimoio (IAC).

Recentemente, grazie alla partnership tra il Programma DELPAZ e l’IAC, il Punto Verde di Macossa, avendo dimostrato un impegno costante nel promuovere l’attività produttiva nel distretto, ha ricevuto un trattore dotato di aratro, erpice, seminatrice, assolcatore, scarificatore, tra gli altri attrezzi agricoli. L’iniziativa ha accelerato il lavoro nei campi: attività che prima richiedevano settimane con l’uso della zappa ora vengono svolte in poche ore. “Il DELPAZ non ci ha dato solo una macchina, ci ha dato più tempo per produrre e sognare più in grande”, affermano gli agricoltori.

Il presidente dell’associazione, Quentino Suíte Tomo, ha spiegato che prima del supporto del DELPAZ affrontavano condizioni difficili a causa della mancanza di risorse e macchinari. Con i mezzi ora disponibili, incluso il trattore, prevedono di preparare ed espandere l’area coltivata da cinque ettari a oltre 30 ettari, destinati alla produzione di diverse colture.

La consegna ha visto la presenza del punto focale del DELPAZ, Ergínio Alberto Romão, tecnici del Servizio Distrettuale delle Attività Economiche (SDAE) e altri rappresentanti del governo locale. Il macchinario è già pienamente operativo e beneficia più di 30 membri dell’associazione, per lo più donne e giovani agricoltori.

Più superficie, meno sforzo

Prima della meccanizzazione, ogni famiglia coltivava in media mezzo ettaro per stagione agricola. Con il trattore, si prevede di triplicare questa superficie. Il tempo di preparazione del terreno potrebbe ridursi da circa 15 giorni a meno di due giorni. Ciò permetterà di sfruttare meglio la stagione delle piogge e ridurre le perdite. Anche nei periodi di scarse precipitazioni, il Punto Verde dispone di un sistema di irrigazione alimentato da energia solare, che preleva acqua dalle zone basse per irrigare le colture.

“Lavoravamo dall’alba al tramonto e la terra rimaneva dura. Ora il trattore faciliterà il lavoro e potremo concentrarci sulla semina e sul raccolto”, ha dichiarato Quentino Suíte Tomo. Per lui, l’attrezzatura rappresenta meno sforzo fisico e maggiore produttività.

Una partnership con risultati

Questo passo si inserisce nell’agenda di sviluppo del distretto di Macossa, che riconosce nella meccanizzazione agricola a favore dei piccoli produttori un elemento importante per l’economia rurale e la sicurezza alimentare.

Oltre alla fornitura dell’attrezzatura, attraverso il programma DELPAZ viene promossa anche la manutenzione preventiva dei macchinari, garantendo una gestione corretta e una maggiore durata.

L’amministratore del distretto, Albano Daniel Muiambo, ha sottolineato l’importanza della cooperazione per lo sviluppo e la pace: “Quando il settore privato e il governo lavorano insieme, l’impatto si sente direttamente nei campi. Questo trattore dimostra che investire nell’agricoltura significa investire nel futuro del distretto.”

Da parte sua, il punto focale del DELPAZ ha evidenziato che l’obiettivo va oltre la meccanizzazione: si punta ad aumentare la produzione, generare eccedenze e migliorare la commercializzazione. Il distretto dispone già di infrastrutture come magazzini e mercato per sostenere questa crescita, grazie al DELPAZ. Il prossimo passo sarà rafforzare l’organizzazione della vendita e la definizione di prezzi equi per i prodotti locali.

Impatto sulla comunità

Con più terra preparata, l’associazione prevede di aumentare di circa l’80% la produzione di colture come mais, sorgo, cipolla, gombo, cavolo, lattuga, peperone, peperoncino, cetriolo, carota e fagioli. L’eccedenza sarà commercializzata localmente, contribuendo al reddito delle famiglie e alla sicurezza alimentare della regione.

Nonostante i progressi, negli ultimi mesi persistono alcune sfide, come la scarsità di carburante che ha colpito anche il Mozambico. Per superare questa difficoltà, i membri si sono resi disponibili a creare un fondo comunitario destinato alla manutenzione e al rifornimento del trattore, garantendo la continuità delle attività dopo il periodo iniziale di supporto del DELPAZ.

 

La Cooperazione Italiana promuove lo sviluppo della prima Strategia di Turismo Sostenibile sull’Isola di Inhaca

Dal 13 al 15 maggio si è svolto il Forum Strategico degli Stakeholder sull’Ilha da Inhaca. Il Forum ha rappresentato un momento strategico per lo sviluppo del turismo sostenibile sull’isola e, nel corso di tre giorni, ha riunito autorità locali, ricercatori, operatori turistici, régulos e rappresentanti delle comunità locali per elaborare un documento guida volto alla protezione degli ecosistemi e alla promozione dello sviluppo economico inclusivo delle comunità locali.

L’incontro ha quindi rappresentato un punto di partenza per la costruzione di una strategia comune per lo sviluppo del Turismo Sostenibile dell’Isola di Inhaca. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del programma Mangrowth, finanziato dalla Cooperazione Italiana, ed è stata organizzata dalla ONG ICEI – Istituto Cooperazione Economica Internazionale.

Il primo giorno del Forum Strategico degli Stakeholder ha visto la partecipazione di Sua Eccellenza Vicente Joaquim Imedede, Segretario di Stato, nonché della Vice Titolare e Reggente ad interim Maria Cristina Pescante, insieme ad altre personalità istituzionali.

Nel corso del suo intervento, Maria Cristina Pescante ha sottolineato che “i progetti, sia passati che attuali, promossi da AICS nel settore ambientale, si sono sempre dimostrati rilevanti per garantire la conservazione della biodiversità, affrontare gli impatti negativi provocati dai cambiamenti climatici e promuovere uno sviluppo socioeconomico sostenibile nel Paese”.

Da parte sua, Sua Eccellenza Vicente Joaquim Imedede ha evidenziato che “l’Isola di Inhaca è un gioiello di biodiversità e turismo sostenibile, con un grande potenziale nell’ecoturismo, nella pesca e nella conservazione. Si distingue per le sue spiagge paradisiache, le barriere coralline, le mangrovie e la ricerca scientifica, rappresentando un luogo privilegiato per vivere una natura incontaminata”, sottolineando inoltre che “l’isola è riconosciuta come il polmone della Città di Maputo”.

Nel suo intervento, ha inoltre evidenziato che il nuovo pontile, inaugurato il 6 marzo 2026, ha migliorato significativamente l’accessibilità all’Isola di Inhaca, eliminando la dipendenza dalle maree per l’imbarco e lo sbarco. Ha aggiunto che questa infrastruttura “porterà più turisti”, sottolineando quindi l’importanza di coinvolgere le comunità locali nel processo di sviluppo turistico sostenibile.

Il punto di partenza per lo sviluppo di questa strategia è iniziato con una visita di studio realizzata nell’ottobre 2025 da una delegazione mozambicana al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, in Italia. La visita aveva l’obiettivo di conoscere e analizzare buone pratiche internazionali, creare parallelismi con destinazioni dalle caratteristiche ambientali e socioeconomiche simili, rafforzare la pianificazione condivisa e promuovere lo sviluppo di un modello di turismo rigenerativo. È proprio da questa esperienza che è nata l’idea di sviluppare una strategia comune per il Turismo Sostenibile dell’Isola di Inhaca.

Nel primo giorno del Forum si è inoltre registrata la partecipazione virtuale di Marino Garfagnoli, Direttore dell’Infopark del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che ha affrontato il ruolo del settore privato nella conservazione del Parco, considerato una delle più grandi aree marine protette d’Europa, evidenziando esempi di cooperazione tra istituzioni, comunità e operatori turistici per la promozione di un turismo sostenibile e responsabile.

I prossimi passi consisteranno nella realizzazione di una serie di sessioni di supporto tecnico e istituzionale, coinvolgendo la Segreteria di Stato della Città di Maputo e i suoi organi tecnici, con l’obiettivo di definire un’agenda per l’attuazione della strategia delineata durante il presente Forum.

 

Vice Titolare e Reggente ad interim Maria Cristina Pescante, e Vicente Joaquim Imedede, Segretario di Stato Maputo